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L’Europarlamentare Mick Wallace, l’ennesima figuraccia della politica?

Nella giornata di ieri, giovedi 11.04.2024, è comparso sul profilo “X” di un politico irlandese, sig. Mick Wallace, un video che lo ritrae mentre durante una seduta del Parlamento Europeo, elegantemente vestito con una maglia da calcio del Torino F.C. interviene e prende la parola per dichiarare

President, in bocca al lupo al Toro sabato contro la Juve! Juve merda, forza Toro!”

Inutile sottolineare, ancora una volta, quanto possiamo essere allibiti e sconcertati dallo scempio di valori e senso di responsabilità istituzionale a cui assistiamo. Le persone che vengono scelte per prendere decisioni, affrontare temi importanti, plasmare di fatto il futuro delle generazioni che verranno, si riducono ad utilizzare la loro posizione privilegiata e la visibilità che ne consegue, per lanciare inopportunamente messaggi di odio che rimbombano tra il grottesco e lo squallido, tra le aule di un Parlamento Europeo.

A titolo di breve ripasso: la parola “POLITICA” deriva dal greco antico politikḗ, che significa “ciò che attiene alla pólis”.

La politikḗ era di fatto l’arte o la scienza di governare la pólis, di gestirne gli affari pubblici e di provvedere al suo benessere. Tra gli ambiti di competenza si contavano, fin dalle origini dunque, la legislazione, l’amministrazione della giustizia, la difesa, la diplomazia e la gestione delle finanze pubbliche.

Il concetto di politica nell’antica Grecia era strettamente legato al concetto di eudemonia, che possiamo tradurre come “felicità” o “vita buona“.
In parole povere, i Greci consideravano la politica uno strumento per raggiungere il bene comune e per creare una società in cui tutti i cittadini potessero vivere una vita felice e realizzata.

Sempre rimanendo all’antica Grecia, in un curioso parallelismo, l’attività sportiva era un elemento centrale della vita quotidiana e rivestiva un’importanza cruciale nella formazione del cittadino ideale.

I valori associati allo sport erano molteplici, ricordiamone alcuni:

1. Areté (virtù): Lo sport era considerato un mezzo per sviluppare l’areté, ovvero l’eccellenza fisica e morale. Attraverso la pratica sportiva, gli antichi Greci miravano a perfezionare il proprio corpo e a temprare il proprio carattere, coltivando discipline come il coraggio, la determinazione, la perseveranza e il senso del sacrificio.

2. Kalokagathia (bellezza e bontà): L’ideale greco di kalokagathia univa bellezza fisica e bontà morale. Lo sport era visto come un modo per raggiungere questo ideale, poiché contribuiva a sviluppare un corpo armonioso e proporzionato, oltre a rafforzare le qualità morali sopracitate.

3. Isonomia (uguaglianza): Nonostante le differenze sociali, lo sport offriva a tutti i cittadini maschi liberi l’opportunità di competere e di dimostrare il proprio valore. In questo senso, lo sport rappresentava un’importante occasione di isonomia, ovvero di uguaglianza di fronte alle sfide e alle opportunità.

4. Paideia (educazione): L’attività sportiva era considerata una componente fondamentale della paideia, il sistema educativo greco. Attraverso lo sport, i giovani imparavano a seguire le regole, a collaborare con i compagni, a rispettare gli avversari e a gestire le sconfitte.

5. Comunità e coesione sociale: Lo sport era anche un’occasione per riunire la comunità e rafforzare i legami sociali. Le competizioni sportive erano eventi molto sentiti, che attiravano un gran numero di spettatori e contribuivano a creare un senso di appartenenza e di coesione sociale.

Oltre a questi valori principali, l’attività sportiva nell’antica Grecia era associata anche ad altri concetti importanti, come l’onore, la disciplina, la lealtà e il fair play.

Lo sport era visto come una metafora della vita stessa.

Politica, attività sportiva, bene comune, integrità morale. Sono passati probabilmente troppi secoli e molti valori qualcuno se li è dimenticati.

In allegato la diffida della Fondazione Jdentità Bianconera indirizzata al sig. Mick Wallace, dal quale ci auguriamo arrivino scuse convincenti, ma soprattutto la presa di coscienza di cosa comporti il suo ruolo, e di cosa davvero non ne faccia parte.

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