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Università Federico II – Arriva la risposta del rettore

Lettera al sindaco di Alassio

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Amici e amiche, come ricorderete abbiamo seguito nelle scorse settimane il caso della “maleducazione” di un docente di Napoli.

Riavvolgiamo il nastro.

Durante delle classiche schermaglie fra tifosi, un professore dell’Università partenopea scrisse in un tweet di risposta il termine “Gobboloide”. Come può una storpiatura del genere, con forti allusioni offensive passare sotto traccia? Ed infatti in data 21 Ottobre, abbiamo inviato una segnalazione all’Ateneo per “violazione del codice di comportamento” da parte del professor Bruno Siciliano.

Rispondere, “accirt” o “taci gobboloide” non è certamente linguaggio idoneo a chi dovrebbe educare i nostri figli, tantomeno sono espressioni da rivolgere in qualsiasi contesto che si possa considerare civile.

Il nodo della questione, come capiremo più avanti, sta diventando che tali risposte sono avvenute online e al di fuori del mondo accademico. Questo, libererebbe quindi le gabbie per far fare il bello ed il cattivo tempo online. Come chiarito nella stessa lettera da noi inviata, “la missiva aveva lo scopo di SPINGERE ALLA RIFLESSIONE” , auspicando ovviamente l’intervento dalla struttura che rappresenta tale professore.

Siamo infatti assolutamente convinti che le persone in vista, che hanno un ruolo pubblico, sociale, educativo, non possono permettersi atteggiamenti discriminatori, offensivi e denigratori, in base a futili convinzioni legate alla propria squadra del cuore.

La prima svolta

Trascorrono solo 48 ore, ed il buon senso, la paura, il sentirsi attaccato, insomma il motivo reale non potremmo conoscerlo mai, ma di fatto il prof. decide saggiamente di cancellare il famigerato tweet. Certamente un’importante VITTORIA, per chi come noi, ha l’obiettivo di vigilare, agire e tutelare. Il successo arriva forte ed immediato. Non solo vogliamo difendere la Juventus e i suoi tifosi da situazioni come queste che quotidianamente si ripetono, andando ad infangare la nostra squadra e le milioni di persone che la seguono, ma anche riportare il dialogo nel mondo dello sport ad un dibattito e confronto civile, sicuramente divertente, ma sempre sano ed educato.

Il tempo dell’attesa

Però quello che ancora stavamo aspettando era la presa di posizione ufficiale da parte dell’Università. La risposta è finalmente giunta. Senza scendere in ruvidi tecnicismi legali,  riportiamo che la norma di condotta sui social, aggiunta al codice di comportamento nel giugno 2023 recita: “Nell’utilizzo dei propri account, il dipendente utilizza ogni cautela, affinchè le sue opinioni non siano attribuibili DIRETTAMENTE alla sua amministrazione”. E al Comma 2: “In ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale

Quindi la norma richiama ad agire con integrità morale e ad evitare ogni commento, like o interazione che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine della stessa Amministrazione.

Ci limitiamo a registrare che nella risposta che ci è stata inviata a firma del Magnifico Rettore prof. Matteo Lorito, in un capoverso successivo alla specifica di tali commi, si invocano addirittura i diritti alla libertà di espressione di cui all’articolo 21 della nostra Costituzione per evidenziare l’assoluta liceità da parte del docente a partecipare a risse verbali con tifosi e sconosciuti sul web, ove poter apostrofare con “accirt’” o “gobboloide” chiunque manifestasse tifo calcistico a lui non gradito.

Ovviamente –immaginiamo- nel pieno rispetto del decoro, integrità e prestigio del suo ruolo di educatore e insegnante.

Le nostre conclusioni

Può essere comprensibile che l’Università non voglia aprire pubblicamente un procedimento nei confronti di un proprio insegnante ma ci auguriamo che, nonostante questa sia stata la risposta, privatamente la riflessione sia stata più lunga e profonda rispetto quanto a noi scritto.

Da un luogo di pensiero e cultura come un’Università, sarebbe davvero il minimo.

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