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Tre episodi di ordinaria follia

Eccomi a voi sorelle e fratelli bianconeri, ed è sempre un piacere sapere che ci siete e che siete con noi in questa dura lotta all’ingiustizia.

 In questo editoriale citerò tre fatti accaduti e che hanno come denominatore comune il comportamento di alcune persone nei confronti di un tifoso della Juve.

Il primo accadde dal barbiere, in un quartiere di Roma, al quale chiesi ad un certo punto di attendere mentre andavo a  prendere una felpa (faceva freddo!) e mi misi quella della Juventus. Quando rientrai finì il lavoro senza farmi pagare e mi accompagnò fuori dal negozio dicendomi di non andare più da lui perché altri clienti si erano lamentati dopo aver visto la felpa che indossavo. Aggiunse che “c’era poco da stupirsi con tutto quello che si legge sui giornali della Juventus e dei suoi tifosi!”.

 Mi allontanai sentendomi imbarazzato per quella frase che mi aveva detto una persona che conoscevo da tanto tempo. “non venire mai più qui perché gli juventini non sono accolti, proprio non vogliono nemmeno vederli girare”. Terribile.

Il secondo caso accadde in farmacia, nei pressi di Alessandria. Ero in fila e parlavo al telefono con una persona in merito alle tanti inesattezze che si sentono dire in TV. Quando toccò a me le due farmaciste si guardarono e, già dai cenni che si scambiarono capii che non sarebbe andata bene. Infatti mi restituirono le ricette e mi dissero una cosa che mi sconvolse: “guardi non possiamo servirla perché il direttore ha messo questa regola”. Feci chiamare il direttore spiegando il comportamento delle sue dipendenti e mi disse “questa farmacia ha un buon nome da mantenere per prodotti, personale, servizi e perché le persone vengono sempre con fiducia. Gli juventini non li serviamo come i rifugiati, anzi dovreste andare via tutti con i loro barconi che il campionato è più bello senza i danni che la Juve combina da sempre. Siamo stanchi di avere una squadra che rovina l’immagine di un bellissimo campionato. La saluto e, per favore, non venga più”. Rimasi talmente basito che non dissi nulla ed me ne andai. Il proprietario della farmacia mi conosce sin da piccolo. Assurdità. E questi nella mia zona di nascita.

L’ultimo che vi racconto è vissuto da spettatore. Quando vado a Roma per impegni di lavoro, nel tempo libero vado in un  posto con tanto verde, tante panchine dove potermi sedere e continuare il manoscritto del momento. Quella volta, mi sedetti all’ombra di un albero su una comoda panchina. Iniziavano le mie tre ore esterne, che dedicavo al mio manoscritto, godendomi la bellezza di quel luogo meraviglioso. Ad una cinquantina di metri da me c’era un parco giochi per bimbi piccoli. Notai la vitalità che sprigionavano i bambini e il sorriso che facevano nascere spontaneamente negli anziani presenti. Come sono solito fare, anche allora presi nota di ciò che avevo provato emozionalmente. Dopo poco vidi che molti bimbi allontanarsi, solo perché l’ultimo di essi ad essersi avvicinato, indossava la maglia di Buffon. Il padre di questo bambino ci rimase molto male e si rivolse a quei genitori che avevano richiamato i propri figli per allontanarli dal suo. L’unica risposta che riuscì ad ottenere fu che uno di loro si grò, sputò per terra e se ne andò.

Inutile dire che non riuscii più a scrivere. I miei pensieri erano rivolti al bimbo rimasto solo in quel parco divenuto deserto.

Ne avrei tante altre da raccontare, ma penso che queste rendano bene l’idea di come mezzi di comunicazione e giornalisti faziosi che parlano con l’unico interesse di fare audience vadano a spargere i semi di questa follia dilagante.

Siamo stanchi di un mondo in cui tutto questo possa essere considerato anche lontanamente accettabile.
Ed è ora che chi è causa ed origine di tutto questo se ne assuma le proprie responsabilità!

Fino alla fine… ma è solo l’inizio!

Fabrizio Baricchi

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