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Ridefinire il Tifo Bianconero: Un Appello per il Rispetto e l’Unità

Ok, oggi “pezzo”non facile.

Non facile perché sospetto che non incontrerà il favore di tutti voi, ma del resto, in questo periodo di grandi frammentazioni, farebbe quasi specie il contrario.

Scrivo per fare chiarezza, per provare a portarvi con noi, al di sotto della superficie delle “cose da fare” e di “quelle che abbiamo fatto”.

La Fondazione Jdentità Bianconera è nata nella consapevolezza che esistono infinite sfumature di questa famosa identità, tanto che vi esorto fin dal primo giorno a raccontare, attraverso di noi, la vostra juventinità.

Chi si è iscritto nelle prime settimane lo sa bene, con molti sono addirittura riuscito a parlare al telefono (anche con iscritti dall’altra parte del mondo!) per farmi raccontare e per raccogliere pensieri e storie in bianconero.

Quindi è implicito che ognuno di noi abbia una sensibilità differente rispetto al concetto di “essere tifoso”.

Esiste il tifoso macho, quello che non gliene frega assolutamente niente di insulti, aggressioni verbali, offese ai morti: per lui è solo manifesta inferiorità da parte di chi si macchia di queste colpe, e gli ossessionati devono essere abbandonati alle loro ossessioni e volare più in alto. Questi sono quelli a cui la Fondazione proprio non piace.

Accettiamo il punto di vista, e sorvoliamo sul fatto che la loro forma mentis spesso li porti a dare per scontato che loro abbiano ragione e il resto del mondo abbia torto, o non sia alla loro altezza.

Da contraltare esiste il tifoso veramente stanco, possibilmente più esposto alle manifestazioni di odio, magari genitore di bambini che subiscono bullismo e angherie legate al tifo, meno vulnerabile a modelli comportamentali alla “die hard”. Questi tifosi vedono la Fondazione come la luce della giustizia divina, che con i suoi strali poderosi denuncerà tutti, farà tacere le malelingue, erudirà gli ignoranti, catechizzerà i mistificatori della realtà.

Compresi tra i due estremi, c’è il caleidoscopio meraviglioso e infinito di tutti noi tifosi, con i nostri pensieri e le nostre sensibilità, con la voglia e la capacità di analizzare o di rimanere in superficie, competenti o solo appassionati, chi non si perde una partita e chi la vede quando può.

In mezzo a tutto questo ci siamo anche noi della Fondazione Jdentità Bianconera.

Qualcuno tende verso un estremo, qualcuno verso l’altro, ma la visione che abbiamo è una ed una sola: nessuno si deve sentire in diritto di offendere, umiliare, aggredire un nostro fratello.

Ci sono i supereroi? Buon per loro. Per definizione dovrebbero essere quelli che si prendono cura dei più deboli, non quelli che se ne fregano perché li considerano inferiori.

Noi non siamo supereroi, siamo solo tifosi: amiamo la nostra Squadra e oltre ogni cosa amiamo e rispettiamo i nostri fratelli bianconeri.

Non riteniamo accettabile il clima che si è creato da anni, anche a causa di una narrazione colpevolmente distorta e di un una totale e imperdonabile assenza di chi aveva il compito di controllare ed intervenire.

Siamo il paese in cui i politici posano con le sciarpe con scritto JUVE MERDA (lo avete mai visto succedere con altre squadre?), in cui presentatori e personaggetti vanno in televisione ad insinuare costantemente furti, associazioni a delinquere e crimini da attribuire ad una squadra di calcio, in cui pubblici ministeri dichiarano in pubblico il loro odio (tra i risolini generali), fino ad arrivare ad un pluripregiudicato chiamato nella TV di Stato e lasciato libero di delirare di etiche e morali parlando di un giocatore della Juventus, lo stesso che dichiara “i nomi di quelli che giocano nella squadra per cui faccio il tifo non li dirò mai”.

Vogliamo continuare?

Questi e tutto il resto degli avvenimenti che potremmo elencare –ci vorrebbero giorni, probabilmente- derivano tutti da una serie di elementi comuni, quali la totale mancanza di rispetto ed educazione sportiva, un’etica sventolata sempre e solo quando conveniente, lo sdoganamento di qualsiasi forma di volgarità e violenza. Per alcune delle figure citate ci sarebbe da menzionare anche il rispetto del decoro consono al ruolo istituzionale che ricoprono!

Dire che la situazione sia complessa, mi candiderebbe forse al premio “eufemismo dell’anno”, tuttavia ritengo che dopo appena pochi mesi dall’inizio del nostro lavoro qualcosa cominci a cambiare, e  lo testimoniano tutti i commenti e gli attestati di stima che costantemente riceviamo come Fondazione.

Vi ricordo però che è un cambiamento che dobbiamo portare avanti tutti insieme.
Lo so, è impegnativo. Ma per uscire dalle situazioni più difficili occorre sempre fare qualcosa di speciale.

Ce lo insegna la vita, non è un’opinione personale.

Allora vi chiedo di essere accanto a noi, per amore del nostro tifo, dello sport che amiamo e di quello che ci piacerebbe lasciare alle nuove generazioni.

Quelle che ci guardano imbarazzate mentre ci accapigliamo per un allenatore che non ci piace o mentre ci insultiamo tra cinquantenni sconosciuti per episodi di 30 anni fa, invece di emozionarci per una goal, una vittoria, un calciatore che ci fa sognare di indossare la SUA maglia.

Proviamo nel nostro piccolo a non rispondere agli insulti con altri insulti, a bloccare sui social i provocatori seriali, a isolarli nel loro mondo di tristezza senza permettere che vengano ad inquinare il nostro.

Parliamo di calcio, esultiamo per le vittorie, impariamo dalle sconfitte, lucidiamo il glorioso passato e sogniamo insieme un esaltante futuro.
Ci hanno già tolto anche troppo.

Vi abbraccio, fratelli e sorelle bianconere.

Fino alla fine…ma è solo l’inizio!

Luca

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