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Lazio – Juventus: le pagelle di Sanfelici

PERIN 7 Paratissima su Castellanos a tu per tu che vale tutto il voto. Alcune prese sicure su tiri da lontano, finiti in “bocca” come si diceva ai tempi dell’oratorio. Prende un altro pallone sulla testa di Romagnoli e si concede qualche secondo di “ammazza lancette dell’orologio”. Avesse un po’ di qualità nei difensori, vivrebbe una serata più tranquilla.

DANILO 5,5 Ha dalla sua il fatto che non molla mai e non demorde anche dopo giocate discutibili. Certo che giocare una gara con maggiore autorità è una cosa decisamente differente. Ringrazia Perin per il contenimento di Castellanos: fosse per lui, buonanotte suonatori.

BREMER 5 Assomiglia ad una piuma sbatacchiata dalla tempesta, il suo tentato intervento su Taty Castellanos, lanciato a rete. Dove è finita la perentoria superiorità sbattuta in faccia alla punta di turno? Impreciso nei rilanci, approssimativo nelle verticalizzazioni a sostegno. Sembra che zoppichi e se avesse qualche problema sarebbe grave tenerlo dentro. Eppure finisce la partita, boh…

ALEX SANDRO 4,5 Imperdonabile il disastro difensivo che spiana alla Lazio lo sblocco del risultato, quando non deve succedere mai. A nulla vale qualsiasi altra giocata, seppur utile a coprire e rilanciare: quella macchia in area su corner resta senza possibilità di “omino bianco”. Un’allegrata che poteva costare caro!

CAMBIASO 6 Partita giocata con i nervi e con la tigna. Nel 1° tempo, come già capitato a Cagliari, è il migliore. Purtroppo è una voce che grida nel deserto. Riversa il senso agonistico senza risparmi, fino a sembrare invasato, atteggiamento che non piace affatto in panchina e il mister lo toglie, a gioco lungo, per fortuna (WEAH 6,5 Come prendere un bel voto facendo un solo tiro, quello col jolly stampato sul pallone. Della serie: quando si azzecca il cambio e non si sa come. Nei Carmina Burana, il primo inno si intitola “Fortuna, imperatrix mundi” e un motivo ci sarà)

McKENNIE 5,5 Nei primi 45 minuti guarda la partita in campo e senza pagare il biglietto. Nel secondo tempo si muove più concretamente ed incomincia ad incidere nella manovra, salvo prendere un pestone da Marusic, fortuito sì fortuito no, e si inserisce la spia “stoico”, fino a quando Allegri decide di andare a cercare la qualificazione senza più indugi (Yildiz 5 Entra per dare una sferzata tecnica e per tutta risposta parte palla al piede, corre corre fino a che il campo finisce. Punto e a capo)

LOCATELLI 5,5 Si fa fatica a intravvedere le sue sembianze là dove dovrebbe stare e dove dovrebbe essere utile. Si becca il giallo dall’uomo in giallo, che lascia giocare, permette scontri di proporzioni simili a convogli ferroviari e poi punisce un normale contrasto di gioco. Morale della favola, in finale il Loca non ci sarà. E il rebus di centrocampo inizia già col piede sbagliato.

RABIOT 6 In netta ripresa rispetto alla ultime uscite. Va a strappi, ma è continuo e presente. Nell’ultimo quarto d’ora cala la sua corsa non indifferente e la fisicità che “maman” gli ha donato. I laziali trovano pane per i loro denti e le scorribande del primo tempo se le sognano.

KOSTIC 6,5 Gara di buon livello e giocate non fini a se stesse. D’accordo, nel mare di prestazioni scialbe e senza sapore che si spargono lungo tutta la stagione, una buona serata balza subito agli occhi. Eppure fino a quando regge l’urto fisico, il serbo contribuisce non poco ad alzare la squadra. Forse perché Alex Sandro lo copre bene, dato che ha una montagna da farsi perdonare.

VLAHOVIC 5,5 Si mangia l’occasione dell’immediato pareggio, per precipitazione e irruenza. Aspetta un’eternità per andare di nuovo alla conclusione e mette la palla fuori di poco di destro, che non è il suo piede. Combatte in mezzo al mare di maglie biancocelesti, sapendo che la lotta ha un esito scontato. Fa tanto lavoro “sporco”, rimettendoci in…pulizia, come su un cross di McKennie che è un’eresia non deviare in rete (MILIK 8 Un solo pallone, ma vale la finale. Mentre Dusan si fa anticipare da Marusic, Arek cala la grinta e la furbizia, uccellando il difensore laziale. Pratica chiusa)

CHIESA 6 Per l’impegno e la voglia di incidere fino in fondo. Le prime accelerazioni hanno del bruciante e se Dusan non litigasse col pallone, la Juve sarebbe in parità prima del 20°. Ogni volta che ha la palla tra i piedi, arriva la marcatura tripla, dato la fama di pericolo letale che corre sul suo conto. Resiste fino alla rete che spalanca alla Juventus le porte della finale, ma appare stravolto mentre lascia il campo: le bombole che ha dietro la schiena sono secche come il clima del Sahara (ALCARAZ S.V. La Juve ha bisogno di riequilibrio, dopo la calata del tridente ed annessi e connessi. Va affrontato il forcing finale dei laziali e ci vogliono forze fresche)

ALLEGRI 6 Prova in tutte le maniere di incidere in negativo spinto, con la scelta di Alex Sandro, che lo ripaga subito “ciccando” l’intervento su Castellanos: ed è subito goal. Poi, nel bel mezzo del momento topico del match, scegliendo Weah, di cui si hanno ancora negli occhi le “ravate” di Cagliari. Per la serie: ma allora vuoi proprio perdere! Invece gli dei del pallone sono con lui. Così, Weah mette in mezzo al volo (udite, udite) un pallone per la punta di scorta, subentrata pure lei, la Juve acciuffa la finale e Allegri ne azzecca due su due. Poi, guida i suoi platealmente, come col Carpi, con il Genoa, come contro il Milan San Siro, impartendo ordini e minacce da sala tortura al tempo dell’Inquisizione. Emblematica la solitudine che dimostra nella bolgia dell’Olimpico, mezzo minuto prima della ripresa del gioco. Seduto in panca, lui, solo, lui solo con i suoi pensieri, solo, lui e le preghiere che alza verso il Cielo senza avere contezza della loro utilità. Allegri e Landucci, Landucci ed Allegri, in un dialogo socratico prolungato verso il raggiungimento dell’Iperuranio platonico. C’è tutta la filosofia greca del V° secolo a.C., ad un passo dallo stoicismo votato all’autoimmolazione, in quei passi che sanno di peripatetici aristotelici, in preda a scegliere tra forma e sostanza. Salvo poi scoprire che la Juve di oggi è fatta così: a volte brava, a volte no; a volte sugli scudi, a volte nella polvere; un attimo prima bella come un’azione di ottima fattura e un attimo dopo inguardabile; adesso con un perché, tra un attimo con un perché?, interrogativo. Sic per omnia saecula saeculorum. Amen.

                      Marco Edoardo Sanfelici

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