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Juventus vs. Lecce – Le Pagelle di Meghè

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I giudizi SemiSeri di Meghè, perchè il calcio non deve smettere mai di farci sorridere.
Contiene ironia, leggere responsabilmente.


 

SZCZĘSNY s.v. (senza vergogna): Lo Stadium sospira ogni volta che deve fare una rimessa da fondo campo… Manco Lino Banfi quando ad Edvige Fenech si allentava per sbaglio il reggicalze… batticuore, sguardo fisso, volto cianotico, senza respiro… l’avversario è quello giusto e per fortuna non tira mai in porta… non ho mai sentito allo Stadio una tale sequela di Madonne Benedette di Barletta tutte insieme… Miracolato

DANILO 6: alterna autentiche perle (l’assist a Chiesa nel primo tempo) ad autentiche nefandezze (i lanci a casaccio per non mettere in difficoltà il portiere di padre polacco). Sarà perché spesso e volentieri si trova a duellare con Strefezza, ma la sua espressione tradisce il fatto che si rende perfettamente conto che lo schema che prevede la partenza dal basso viene proprio ‘na schifezza. Saudadico

BREMER 6,5: Bud Spencer tampona un paio di volte Kristovic a metà campo, giusto per fargli capire chi comanda: il centravanti leccese capisce l’antifona e come nella migliore tradizione degli spaghetti western, dopo un paio di schiaffoni si guarda bene dall’entrare in area bianconera, salvo che in occasione dei calci piazzati. Lascia a Danilo l’onere di spazzare l’area e si becca di conseguenza un bel mezzo voto in più. Sceriffo

RUGANI 6,5: la vicinanza di Bud Spencer lo conforta oltremodo. Si ricorda come giocava ai tempi dell’Empoli di Sarri e sfiora anche il gol nel primo tempo. Quando il biondino del Lecce prova ad impensierirlo guarda Bremer con lo sguardo supplichevole del messicano che in “Lo chiamavano Trinità” tenta di giustificarsi con il memorabile: “La mia esposa stava al fiume señor, a lavare…un gringo l’aggredì e la voleva…e ho corso in suo aiuto…” Bud Spencer interviene ed il Lecce non tira mai in porta. Redivivo

Dal 72’ GATTI 6: come quando da piccolo cadevi in bicicletta, ti sbucciavi il ginocchio e volevi tornare a casa a farti medicare dalla mamma. Ma il vecchio zio saggio, livornese, ti dava una pacca sulla testa e ti costringeva a rimetterti in sella, convincendoti che se non lo avessi fatto subito, non ci saresti più salito. Dopo essere stato messo nel sacco dal portiere di padre polacco nella sciagurata partita di Reggio Emilia, stavolta, quando vede che il codice fiscale ambulante si accinge a rinviare,  gli da la schiena con protervia. Che non si azzardi a passargli la palla! Traumatizzato

MCKENNIE 7: in contumacia De Sciglio, ha definitivamente conquistato il cuore di Acciughina, da sempre innamorato dei suoi terzini destri: sfodera la solita prestazione tutta sostanza difensiva, non disdegnando di spingersi anche in avanti. Nel secondo tempo prova anche qualche doppio passo e surplace alla Ronaldinho, con risultati purtroppo non esaltanti, avendo di fronte Dorgu e Baschirotto, non proprio due chierichetti. Alla fine, si rivela affidabile come la calcolatrice nascosta nei jeans che ci faceva strappare la sufficienza alla prova di matematica delle medie. Texas Instruments

Dall’87’ WEAH S.V. fa appena in tempo a salutare tutti come faceva suo padre: “buonasera a tutti, belli e brutti” e finisce la partita.

FAGIOLI 7: insieme a Chiesa è l’unico che sveglia ogni tanto lo Stadium dal torpore. Palla sempre incollata al piede, la stoppa come un brasiliano e vede il gioco come pochi. Peccato che i compagni siano sempre tutti fermi. Lui almeno riesce a mettere la palla sul piede a chiunque gliela chieda. Come quando a Tarantino fanno fare il cameo in un film action di un altro regista. Perché non fa lui la regia, si chiedono gli spettatori? Perché Acciughina lo vede mezz’ala. Con le cotiche.

Dall’86’ MIRETTI S.V. fa in tempo a fare una sgroppata delle sue guadagnandosi un fallo nella metà campo avversaria che ci fa respirare e guadagnare il triplice fischio finale. Tiraemolla

LOCATELLI 5: Stavolta non fa le cose per bene come contro la Lazio. I compagni non lo aiutano c’è da dire. Così come non lo aiuta Acchiughina insistendo a fargli fare il regista (l’ho già detto?). A tratti sembra quasi non essere dell’umore di tentare la giocata, dopo la scoppola presa dai suoi ex compagni emiliani. Come quando sei piccolo e la mamma ti costringe la sera a mangiare la minestra che non hai voluto mangiare a pranzo. Svogliato

RABIOT 6,5: il mezzo punto in più sulla sufficienza se lo merita per la faccia impassibile che ha sfoggiato dopo essersi guadagnato l’angolo da cui è poi scaturito il gol di Milik. L’ha evidentemente toccata per ultimo lui (tant’è che D’Aversa si prende pure l’ammonizione dall’arbitro), ma allarga le braccia con la sufficienza dei nobili francesi che suggeriscono al popolino di mangiare una bella brioche se non hanno più il pane. Come quando in ascensore molli una scoreggia fetida e poi guardi schifato gli altri accompagnatori, con aria di superiorità. Nel proseguo dell’azione dal calcio d’angolo rubato fornisce, sempre di testa, l’assist per il goal di Milik, ma stavolta rivendica il gesto. Nouvelle grandeur

CAMBIASO 5,5: per motivi misteriosi Acchiughina gli chiede spesso e volentieri di accentrarsi, in teoria per liberare spazio a Chiesa sulla fascia: peccato che i compagni stiano sempre tutti fermi e vogliano solo la palla sui piedi, rendendo inutile il suo movimento. Stesse stabilmente sulla fascia farebbe più danni secondo me. Ma non c’è niente da fare, in Italia, come in politica, quando non sanno cosa fare si buttano sempre tutti al centro: risultato, traffico intasato e la manovra non scorre. Eterodiretto

Dal 72’ KOSTIĆ 6: punta l’avversario e corre come un pazzo sul binario di sinistra, tirando le consuete sassate che colpiscono inesorabilmente il malcapitato salentino di turno che si frappone tra la palla e l’area. Cecchino

MILIK 6,5: dopo un primo tempo anonimo in cui fa rimpiangere il serbo in quanto a controllo palla a 50 metri dalla porta (ed è tutto dire), trova la zampata da pochi passi che fa esultare un quasi rassegnato Stadium. Primo gol stagionale che ci fa dimenticare le prodezze del suo conterraneo in quel di Reggio Emilia: nei pressi della linea di porta i polacchi sono implacabili in questo inizio di autunno. Come quando, dopo aver combinato una marachella, ti avvicinavi a tua madre convinto dal “vieni qui che non ti faccio niente”. La ciabattata era assicurata. Bomber

Dal 78’ VLAHOVIĆ 6: si benda la mano come Benzema, ma la mossa, visto il poco tempo dell’impiego e che a centrocampo non abbiamo Modric, Kroos e Valverde, non dà gli stessi risultati. Si vede che ha voglia quest’anno: entra per spaccare il mondo ma di palloni giocabili ne arrivano ben pochi, come l’anno scorso. Merita di meglio. La vecchia signora ultimamente è sparagnina in fatto di bel gioco. Superfluo

CHIESA 7: Si vede che sta tornando in forma, infatti gioca la seconda partita di fila senza essere sostituito, reggendo tutti i 90 minuti: pressa, si danna, insegue tutti, tira tutto quello che gli capita. Non è Maradona e si vede, ma nella pochezza tecnica della squadra di Acciughina spicca eccome. Dovremmo sostenerlo meglio con un gioco più corale. Duracell

ALLEGRI 6: con mezzo stadio che quasi sperava nella debacle per vederlo esonerato, sfodera la solita vittoria allegriana: brutta, di “horto muso”, senza rischiare praticamente mai. Che gli vuoi dire? Il calcio è semplice, come dice lui, corrono tutti dietro ad una palla e poi condannano solo la Juventus. Il mondo è ingiusto. Andare in Arabia no? Brutto? Lawrence scansati.

 

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