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Juventus – Roma: Le Pagelle di Sanfelici

SZCZESNY 6,5 Provvidenziale su Abraham ad evitare la beffa allo scadere. A volte viene graziato da tiri appena appena sbilenchi, ma non ha grande modo di mettersi in luce, come capita al suo dirimpettaio. Osservazione: mi pare troppo statico sulla linea di porta, in qualche caso, sui 1700 corner tirati dalla Roma, uscire non sarebbe male.

GATTI 5 Per grazia ricevuta gioca in serie A e nella Juve. La grinta non basta, l’impegno vale poco, la voglia può tradire; la triste realtà è che fa una serie imbarazzante di scelte sbagliate: da un tiro velleitario e temerario al limite dell’area romana, invece di aprire in fascia ad un rilancio sui piedi di un avversario, a 2 minuti dalla fine, ho gridato all’esecuzione immediata, senza processo.

BREMER 7 Prende paga da Lukaku e zitto zitto riprende la partita. Senza dare in escandescenze da realizzazione e tornando da bravo fante al fronte, nella trincea. Intercetta nella sua area una quantità di palloni di testa da scaravoltare ogni statistica. Segna un goal che sa tanto di Champions raggiunta e questa estate se ne dovrà tenere conto.

DANILO 7 E’ l’incarnazione di questa Juve, arruffona, approssimativa, pasticciona, ma tignosa, votata al sacrificio, pronta ad immolarsi. Manco per caso lui ne è il capitano. Presente su tutte le traiettorie che tendono a smarcare un giocatore pericolosamente, fino a fiondarsi insieme a Tek sull’ultima palla di Abraham. Quando si dice l’esempio…

WEAH 6 Inizia con un’esuberante carica al portiere, sanzionata da Colombo (doveroso segno della Croce, ad esorcizzare l’arbitro “casalingo”). Partecipa all’azione bianconera con costanza e costrutto, dimostrando di aver assorbito il contraccolpo. Entra in anticipo su un pallone a metà campo, ma la pantomima di Paredes che ne consegue ha il difetto di venire dopo il Premio David di Donatello, se no la Cortellesi sarebbe andata a casa a mani vuote. L’intento è quello di far scattare il secondo giallo, ma stranamente la giacchetta gialla non ci casca. (Breve riflessione: perché fischiare la punizione, se non c’è intervento falloso? Vista la sceneggiata argentina, perché non ammonire Paredes per simulazione?). Ad ogni buon conto, Allegri fa uscire Weah immediatamente (KOSTIC 6 Sulla sinistra dell’attacco juventino, spesso e volentieri ribalta l’inerzia degli schieramenti, rendendosi pericoloso finalmente con traversoni di cui si erano perse le tracce. Mette una palla sulla testa di Kean che batte a colpo sicuro, ma Svilar compie il miracolo)

Mc KENNIE 5,5 Della serie: chi compie il lavoro sporco. La sua presenza dà consistenza al centrocampo, ma non va oltre. Emerge verso fine dalla gara con alcune proiezioni da destra verso il fondo, ma senza esito.

LOCATELLI 6 Partita di grande sacrificio e di corsa dedicata all’interdizione. Compito principale in tutto l’incontro è quello di stoppare le linee di manovra della Roma. Si produce in alcune chiusure tempestive ma, quando proprio a lui capita la palla del vantaggio, come suo solito, cicca abbastanza il pallone, facendo venir fuori una traiettoria lenta e a palombella che permette a Svilar di fare bella figura. Perchè in certi contesti, ci vuole la cattiveria di Jack lo Squartatore e non il discreto pudore di una “madamìn ‘l Valentìn dal reusa cotìn”. E si pareggia…

RABIOT 6 L’uomo chiamato cavallo. Che va a piedi, poiché nemmeno quello a dondolo possiede. Quando la Juve può contare su praterie ampie e la Roma ne concede un buon numero, Adrièn parte di gran carriera, cosiccome si proietta pure in pressione sull’avversario con continuità, ma manca sempre il cosiddetto “30 per 31”. E si assiste a tante incompiute. Detto tra noi, preferisco quella di Schubert.

CAMBIASO 5 Un gomitolo montato sull’arcolaio che si attorciglia e si dipana. Qualcuno capisce il nesso logico? Vale anche per lui in ragionamento fatto per Locatelli, ma in una gara non si distrugge soltanto, ogni tanto si dovrebbe anche costruire. E qui cade il giovane non ancora del tutto sgrossato. Resta troppo tempo dentro, mister. (ALCARAZ S.V. Conto forse un contrasto in mezzo al campo, troppo poco)

VLAHOVIC 4 Se la Juve avesse un centravanti che appena appena fosse degno di questo nome, la partita inizierebbe da 1 a 0 dopo 5 minuti. Purtroppo il centravanti ce l’ha la Roma e da 1 a 0 comincia lei. Dopo l’occasione creata da Chiesa, nella quale Trezeguet avrebbe segnato 2 reti, il serbo sparisce come il fantasma del Louvre e, a differenze di quello, non tenta nemmeno di commettere qualche delitto. Nullo, come il salto in alto con asticella abbattuta. Giuntoli dovrebbe improntare un battage pubblicitario in Premier League: al primo che offre 65 milioni, un bel fiocco in testa e Dusan si spedisce. Anche con Amazon… (MILIK 6 Fa densità sui cross e la difesa romanista patisce. Stoppa un pallone spiovente e tenta il golazo, ma un difendente si oppone. In 5 minuti crea più lui che Dusan in 3 partite. E si pareggia…)

CHIESA 7,5 Il migliore in campo. Tra tutti e 22 (se la disputa con Svilar, a ben vedere). Serve una rete a Vlahovic dopo pochi minuti, la cui conclusione farà capolino tra gli incubi di stanotte. Si mette in proprio ed è la spina nel fianco romanista. Al terzo minuto della ripresa si produce in un numero da cineteca, ma quella macumba che sta rovinando i destini bianconeri, agisce spingendo il pallone sul palo a portiere battuto, con una traiettoria a uscire che attraversa tutta la porta. Come si fa a non imprecare con leggero sussulto del pavimento e prolungato tintinnio dei vetri di casa? Palla a Chiesa e qualcosa può capitare, ma è da solo ed occorrerebbe almeno un compagno decente. (KEAN 6 Entra col piede giusto ed anche la testa non scherza. Potrebbe decidere la disputa se solo la manona del portiere giallorosso non togliesse letteralmente un suo colpo di testa da sotto la traversa.)

ALLEGRI 6 La formazione appare obbligata, anche se Weah largo e McKennie in mezzo potrebbero essere mosse volte ad ingarbugliare le carte a De Rossi. La Juve parte bene, ma non concretizza ed alla prima occasione, la Roma mostra la punta giusta. La Juve accusa il colpo ma non troppo e si produce in una prima frazione di spessore, centrando il giusto pareggio. Nella ripresa è più attiva la “sfiga” della strategia. Una squadra qualsiasi, accompagnata da un pizzico di buona sorte, avrebbe espugnato l’Olimpico. Certo, si ragiona al netto dei limiti tecnici clamorosi che affiorano con regolare frequenza, ma la Juventus non ha il vento in poppa e deve raggranellare i punti per qualificarsi in Champions League, a costo di enormi sforzi. Finalmente i cambi non danno l’impressione di togliere qualcosa al livello globale e stavolta la Juve rivendica giustamente una posta superiore all’incassato. Siamo al quarto pareggio di fila, roba da non credere. Ma approfittando dell’andamento lento delle concorrenti ed ora di un calendario favorevole, il traguardo sembra in dirittura d’arrivo (per usare una metafora ciclistica, date le tappe del Giro in terra piemontese). La Salernitana è la vittima predestinata del prossimo week-end, con vista su Nyon. Se però riesco ad individuare l’Allegriout che ha fatto la macumba, mi porterete le arance in cella…

                       Marco Edoardo Sanfelici

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