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Juventus – Inter vista dal JOFC Hollywood

Il futuro di Vlahovic

25, 5, 67

25 come i membri JOFC Hollywood raccolti davanti al maxischermo, 5 come quelli presenti sulle tribune dell’Allianz Stadium, 67 come gli anni di differenza tra il Dott. Domenico, degno rappresentante della colonna gobba capitolina, e Massimo, il più giovane tra di noi. 25, 5, 67, non è un terno secco sulla ruota di Torino, sono i numeri del nostro Derby d’Italia. La partita non ha bisogno di motivazioni ulteriori. Sfidiamo i riciclabili, gli autoproclamatisi detentori dei veri valori del calcio, i probiviri del pallone. Come se non bastassero le immancabili interviste a Pagliuca, Galante e Colonnese, ci tocca nuovamente vedere tra le fila avversarie un volto familiare, quest’anno nella forma del Panita Cuadrado. C’è qualcosa di diverso, però, rispetto al passato più recente: il Derby d’Italia vale il primato in classifica.

Percepisco tra noi la voglia di misurarsi, di capire se possiamo davvero stare lassù dove ci compete, di scoprire chi siamo per immaginare chi saremo. Queste tredici giornate hanno offerto una Juventus dalle diverse identità: aperta e propositiva come contro Lazio e Verona, chiusa e cinica con Milan e Torino. Oggi si affronta una squadra solida, profonda e in fiducia. Noi siamo invece un collage di pseudo-infortunati, esordienti e riserve diventate titolari per necessità. Se la difesa non ha risentito eccessivamente dell’infortunio di Danilo grazie al contributo di Rugani, a centrocampo esordisce Hans Nicolussi Caviglia, McKennie ritorna mezzala e Cambiaso fa l’esterno destro. In panchina c’è Locatelli con una costola rotta e il malconcio Miretti. “Se si rompe Hans entra Padoin” scherziamo – forse – in chat. Per quanto non ci piaccia ammetterlo, sono convinto che una maggioranza bulgara dei presenti firmerebbe per un buon pareggio, sottoscritto incluso.

Fischio d’inizio. Ho l’onore di sedermi accanto al Dott. Domenico che dall’alto della sua esperienza sfoggia una calma invidiabile. Noi meno civili dopo pochi minuti abbiamo già riservato affettuosi pensieri per l’arbitro Guida, Barella, Lautaro e le rispettive famiglie. Nonostante la formazione, è una Juve propositiva nei primi 20 minuti. Una combinazione Chiesa-Rabiot porta Cambiaso alla conclusione. Poco dopo, Chiesa si divora un rigore in movimento. Nicolussi si è ambientato e Vlahović ringhia. Al 25° Vlahović ruba palla a Dumfries, scarica per Chiesa che punta Darmian e serve un cioccolatino di ritorno per Dušan che deve solo appoggiare di piatto. E qui anche l’impassibile Dott. Domenico si lascia andare: mani al cielo e poi dritto ad abbracciare suo figlio Francesco. Poche file più dietro anche Massimo e suo papà John si stringono forte. Non riesco a vederli ma sono sicuro che anche Camillo e sua figlia Lauryn stiano festeggiando insieme. Il Presidente, dopo essersi temporaneamente ricomposto, ci fa notare l’incredibile somiglianza con il gol di Rabiot contro l’Inter nella scorsa stagione. Non si ricorda cos’ha mangiato per cena, ma sui gol della Juve è enciclopedico!

1-0 per noi, forse accontentarsi di un pareggio è riduttivo? No, 6 minuti e si placano gli entusiasmi. Rugani fa un’uscita “a rane” – come sentenzia il Got alle mie spalle – Bremer accompagna Thuram senza mai stringere e Gatti perde il movimento di Lautaro. 1-1. Allegri nel post partita dirà: ”bisognava fare fallo prima”, in molti tra i presenti concordano. Adesso loro spingono e noi andiamo sul sicuro: tutti sotto la palla e guai a prendere il secondo prima dell’intervallo. Alla ripresa del gioco appare evidente che entrambe le squadre non vogliano perdere. Il pareggio è un risultato accettabile: Milan, Napoli e Roma sono relativamente distanti, l’Inter ha capito che anche una Juve incerottata può fare male e la nostra panchina corta ci rende vulnerabili. Le squadre si aspettano, nessuno vuole esporsi. Giusto il tempo di constatare come le acrobazie del Panita si siano trasformate in pochi mesi da plateali simulazioni a chiari falli subiti che arriva il triplice fischio. Un rapido sguardo tra i presenti mi fa capire che avevo ragione, un buon pareggio va bene anche a noi. Volevamo misurarci e l’abbiamo fatto. Non siamo secondi per caso, con la giusta mentalità e un’infermeria meno affollata possiamo giocarcela fino in fondo.

È il momento della foto di gruppo, seguito dai precoci auguri per le festività. Complice il bizzarro calendario di Serie A – perché mai giochiamo tre partite consecutive di venerdì? – e l’inevitabile rito del “tornare a casa per le feste” che ogni immigrato ben conosce, ci ritroveremo nel 2024, sempre qui, sempre insieme, sempre fieramente gobbi.

Edoardo Mazza – JOFC Hollywood

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