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Juventus – Atalanta: le pagelle di Sanfelici

PERIN 6,5 Voto basso non per colpa sua, ma per merito di una difesa da cineteca. Contribuisce con un paio di voli a seguire la palla che esce e che scheggia il palo. Altro la Dea non produce e quest’anno la squadra più “spinta” dalla stampa, contro la Juventus vince il prossimo anno.

GATTI 7 La tigna calata dal verso giusto. De Ketelaere chiede a lui lumi circa la forma del pallone e pare gli dica che è rotondo, pare. Ha il sostegno di Mckennie e Cambiaso che lo assecondano in marcatura e rilanci e, guarda caso, la squadra viene via meglio dai bassifondi. Piedi alla Chiellini, ma guerriero come Chiellini.

BREMER 8 Nella più completa disperazione Gasp dirotta Lookman sulla fascia sinistra, dato che al centro non vede biglia e prende solo lordoni. Entra El Bilàl Tourè e dopo una veronica discreta, rientra a pieno titolo nella ragnatela che Gleison gli appiccica addosso e la storia diventa identica a quella di Lookman. L’Atalanta non tira mai in porta per 96 minuti, un motivo ci sarà. Certo che c’è ed è un motivo brasileiro.

DANILO 7 Gioca con il muscolo lofio, ma il cuore è grande. Anticipa gli avversari, davanti alla difesa, di fianco sulla fascia, arriva prima sul pallone di giovanotti che patiscono il clima da finale. Non bada mai per il sottile, ma spazza, ramazza, si incazza. E solleva il “portaombrelli” che tanti vorrebbero ma che continuano a sognare.

McKENNIE 6,5 Artefice delle difficoltà atalantine nel ripartire. Sporca tutte le linee, sembra un imbrattatore di muri. Sostiene col fisico i contrasti e tiene basso Pasalic, quel tanto che basta per non consentigli mai il tentativo del tiro da fuori. Partita piena e giocata senza cali di tensione.

CAMBIASO 7 Sufficiente il fendente che mette Dusan davanti a Carnesecchi per inserirlo nella storia della Juve. Non una palla buttata via, non un attimo di titubanza nelle scelte di gioco, mitica la battaglia a tenere il pallone sull’out pressato e raddoppiato. Di tutti i giovani che hanno riempito la stagione juventina, Cambiaso è di gran lunga il migliore, la sorpresa più concreta. (WEAH 6 A differenza di tanti strapagati, capisce subito che la palla non va battuta in mezzo da corner, se manca poco alla fine e che si controlla aspettando il fallo. Chissà chi glielo ha insegnato? Azzardo: Magnanelli….)

NICOLUSSI – CAVIGLIA 7 Di sostanza, di posizione, di equilibrio senza strafare, ma evidenziando la sua presenza. Quasi più utile senza palla che con la palla ai piedi, perché l’azione nerazzurra si dipana, si aggroviglia, si ridipana, ma non incide. E Nicolussi – Caviglia controlla come un vigile sul predellino. Complimenti, perché un conto è il Sudtiròl e un conto è la Juve, in finale per di più. (MIRETTI 6,5 Fosse più veloce di gamba sarebbe nello score, ma Miretti è così, prendere o lasciare. Fa un patto con la sfiga e centra la traversa, che è più difficile che segnare, ma non fa mai mancare l’idea che c’è. Altro non vi saprei narrare…)

RABIOT 7,5 Allora domenica contro la Salernitana ha giocato col freno a mano tirato… Se lo avessi saputo, sarei rimasto a casa invece di sfidare la pioggia allo Stadium! Perchè Adrien, l’Adrien vero, è quello della finale, col contakilometri che segna 200 km. Di corse forsennate, di anticipi in mezzo, di sgasate che cìssano la squadra. Chioma al vento e la Juve nel cuore.

ILING JR. 6,5 La dichiarazione del coraggio che ha speso il mister per arrivare all’obbiettivo. E l’inglesino dal labbro volitivo ripaga la scelta con una gara di volontà, assolutamente votata a non far entrare Zappacosta in partita, fino alla sostituzione del terzino. E’ una delle cause della fine di Gasperini nella saccoccia di Allegri. A proposito, il tecnico bergamasco è desiderato da tanti juventini e mi rendo conto che hanno davvero ragione. A giudicare dalle finali perse, è veramente adatto ad allenare la Juve!

VLAHOVIC 8,5 El Hombre del partido. Sul gianduiotto di Cambiaso non ha un attimo di cedimento, Hien le prova tutte , ma Dusan ha la cattiveria che gli è mancata tante, troppe volte in stagione e il destro sentenzia che bastano 4 minuti per condurre. Qualcuno invocato da Allegri alla fine della gara (Rocchi), mi deve spiegare come non si faccia a richiamare l’arbitro per decretare un rigore stratosferico a secondo tempo appena iniziato. Poi, con l’annullamento del raddoppio, si comprende anche troppo bene: l’ordine è tenere l’Atalanta in partita a tutti i costi. E Dusan non batte il rigore e non raddoppia (o triplica a rigore segnato). Già, perché con questo Vlahovic, al 75°, la Juve avrebbe condotto 3 a 0. Domanda: ma Gravina è sceso dalla tribuna per premiare la squadra vincente? (MILIK 6 Un fuori gioco gli impedisce di vedersi assegnato un rigore enorme, siamo sicuri che l’esecutore dell’altrui Volontà lo avrebbe decretato? Combatte anche con discreta concretezza. Non demerita)

CHIESA 6,5 Anche su di lui un dubbio in area, ma tanto gli ordini non prevedono massime punizioni per le maglie bianconere. Gioca una prima frazione a raccattare le sortite della squadra, trasformandole in occasioni belle e buone. Fa anche giocate convincenti come quando dà in velocità una palla a Dusan per il tiro, ma fa fatica a ritagliarsi un ruolo da protagonista (YILDIZ S.V. Entra per nascondere il pallone, ma alla fine chi si nasconde è lui. Non ha il fisico del terzinaccio e basta il sistematico raddoppio per tarpargli le ali. Bello come il sole, utile come il borotalco.)

ALLEGRI 9 Il vero vincitore della finale. Contro tutto (leggasi Federazione, Lega, A.I.A., Lissone e il V.A.R.) e tutti (leggasi una pletora di tifosi “pressappoco” che vergognosamente hanno anteposto convinzioni indotte da loschi predicatori al puro dovere e piacere di sostenere tutti coloro che appartengono al mondo juventino, allenatore compreso; stampa, opinionisti TV e bellimbusti assortiti), spendendo profluvi di energie a concentrarsi sulla squadra, facendo finta di non sentire gli insulti. Questo è Massimiliano Allegri, un uomo che difende la squadra mettendoci la faccia, che ha vissuto solo, senza società, l’impegno a muovere la classifica non ostante il livello non eccelso della rosa, finale di Coppa Italia a parte, nella quale i giocatori appaiono per fino incredibili, nel senso che sembrano i fratelli più furbi di quelli che solitamente scendono in campo.
Spero che il mister decida di staccare la spina, glielo auguro di cuore. Perché sarà la seconda volta che, da vincente, qualcuno lo caccia. Chi resta avrà la responsabilità di costruire e non è una cosa così scontata. Chi se ne va, potrà aspettare una vita per vedere se sarà eguagliato. La gara è di un duro, ma di un duro…
Il prossimo anno all’Allianz Stadium, nella cornice dei trofei tra primo e secondo anello, ci sarà una coccarda con sotto 2023/2024. Non ci sarà scritto se la Juve ha giocato bene, se ha dato spettacolo, se ha soddisfatto i propri tifosi (quelli veri, quelli che soffrivano al solo pensare che si sbertucciassero pesantemente i propri beniamini). Ci sarà solo una coccarda, rotonda e tricolore a ricordare che la Juventus è nata per vincere, non per divertire. E sarà sempre così, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

                  Marco Edoardo Sanfelici

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