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Il fondamentale valore del rispetto

In questo particolare periodo storico potrebbe sembrare facile mettersi su un piedistallo e denunciare una certa lassità nel rispetto delle formalità, del decoro e del senso delle istituzioni.


Fin dalla nostra nascita abbiamo puntato il dito contro un certo tipo di stampa, rea di aver interrotto il proprio ruolo di cronaca fedele e di trasmissione del valore e delle emozioni legati ad un avvenimento (nella maggior parte dei casi, sportivo).


La stampa è da sempre un mezzo attraverso il quale è possibile orientare, influenzare, fino a manipolare, il pensiero collettivo di una nazione. Di certo non scopriamo niente di nuovo.

Quello che possiamo dire è che probabilmente lo sport si è salvato da queste dinamiche per lungo tempo, e a tutti noi sportivi sembrava una più che salutare e indispensabile “zona franca”.

Negli anni di Tutto il Calcio minuto per minuto, nei programmi di informazione televisiva, nelle telecronache più appassionate, ricordiamo grandi interpreti e professionisti equilibrati e preparati.
Oggi, e fa tremendamente male ammetterlo, siamo circondati da guru autoproclamati che inscenano teatri al limite del grottesco, spesso distorcendo la realtà pur di aver ragione. Assistiamo frustrati a telecronache da parte di tifosi in giacca e cravatta, che orientano le loro narrazioni attraverso interpretazioni cervellotiche e vuoti di logica disarmanti. Su arbitri e VAR nemmeno apriamo il discorso.

E la politica? Come sapete ci siamo già espressi (e mossi) ottenendo scuse, chiarimenti e rettifiche da parte del sindaco di Firenze, del presidente del Senato e dal senatore Borghi. Politica nostrana, che in un momento molto particolare del senso delle istituzioni di cui parlavamo in apertura, spesso utilizza le posizioni di potere e visibilità per qualcosa che dovrebbe ampiamente essere trasceso dai rispettivi ruoli istituzionali. Anche (e verrebbe da dire, banalmente) per questioni di ordine pubblico. Inutile infatti lamentarsi della strisciante violenza che permea ogni comunicazione tra tifosi sui social (e in famiglia!), dei tafferugli allo stadio, delle risse nei locali, della città nelle quali il tifo viene vissuto come una guerra tra fazioni.
La società è specchio della politica: valori, toni, temi, esempi.

E in Europa? Beh, in una seduta del Parlamento Europeo abbiamo visto un politico irlandese presentarsi in aula indossando la maglietta del Torino e dare il proprio contributo al dialogo sbraitando un “Juve merda” che di certo ha arricchito la storia del derby Torinese di un’ennesima pagina di cultura.

E i tifosi.
Abbiamo preso le distanze dalla manifestazione dei tifosi bianconeri sulla collina di Superga.
Hanno chiarito di non aver inteso mancare di rispetto ai morti, hanno specificato di essere andati lì perché è il punto dal quale la collina domina la città.
Ma è un discorso molto simile a quello delle istituzioni: ci sono luoghi e contesti che è meglio rispettare, anche per evitare di buttare benzina sul fuoco della violenza, per evitare che quell’azione possa essere mal interpretata, strumentalizzata e innalzata a pericoloso precedente.

Vale per tutti: per i tifosi della Juventus, per i tifosi avversari.

Per chi si macchia di “buuu” razzisti allo stadio, nella speranza che prima o poi valga allo stesso modo per i calciatori africani, statunitensi, serbi o di qualsiasi nazionalità. E qualsiasi maglia indossino!

E vale soprattutto per chi, sui social, manifesta tutta la propria insignificante vacuità creando profili anonimi per insultare le vittime delle tragedie, augurando morte e malattie a chi tifa una squadra diversa, dando solo prova del vuoto osceno di cui sono pieni.

Chiudiamo con una riflessione e una speranza. Qualcuno ha suggerito “sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”. Proviamo nel nostro piccolo, ognuno di noi, a fare la nostra parte.
Non reagiamo alle provocazioni, isoliamo chi non merita la nostra attenzione, priviamo di un palcoscenico queste forme malate di protagonismo. Scegliamo chi far entrare nel nostro mondo, con chi parlare di sport, di valori e di emozioni. Non è importante che sia facile, ma solo che ne valga la pena.



Hai letto “Il fondamentale valore del rispetto” – A cura della Fondazione Jdentità Bianconera.
La Fondazione è il primo ente istituzionale senza scopo di lucro, creato per unire, difendere e rappresentare i tifosi della Juventus.

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