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Il calcio alla rovescia – Fabrizio Baricchi

Vi propongo una formazione con storici campioni della Vecchia Signora.

Chissà chi li ricorda? Chi prova Vero Amore ha la memoria lunga….

Ecco qua.

Zoff                         portiere

Gentile                   terzino destro

Cabrini                    terzino sinistro

Bonini                     mediano

Brio                         stopper

Scirea                      libero

Marocchino           ala destra

Tardelli                   mezz’ala sinistra

Rossi Paolo            centravanti

Platini                     trequartista

Boniek                    ala sinistra

Vorrei citare anche tutte le riserve (che poi sarebbero stati ovunque altri 11 titolari) ma devierei dalla questio.

Erano gli anni del gioco “a uomo”, detto anche gioco all’italiana, attraverso il quale si esprimevano le migliori difese al mondo, ben lontano dal gioco a zona dell’Olanda di capitan Cruijff.

In Italia, alla fine della partita, non c’era parte del corpo di un attaccante che fosse sana. I nostri difensori erano mastini in campo ma signori (quasi tutti) fuori dal campo.

Potrei elencare molte caratteristiche di ognuno di questi campioni, ma il senso della riflessione non è questo: il calcio di quell’epoca è completamente diverso da quello che oggi, i moderni chef di ogni singola squadra propongono.

La nostalgia della calda e rassicurante trattoria a volte ci coglie, in questo mondo invaso da chef del calcio che sentono l’esigenza di riscrivere tutte tattiche, di reinventare tutto, di distinguersi dalla massa. Un po’ come i grandi chef che sperimentano combinazioni assurde: per uno che riesce a “vincere” la stella Michelin, migliaia di altri sembrano più che altro “pasticcioni”.

Ecco, a questo punto penso che molto spesso superiamo il limite del buon senso e della normale vita e  con la ricerca di questo “nuovo calcio” è cambiato quasi tutto.

Nel gioco del calcio, i grandi intenditori a capo delle varie strutture dirigenziali non sembrano più animati dallo stesso piacere, passione ed umiltà al servizio di un bene superiore.

Oggi quasi tutti aspirano ad ottenere un incarico politico dove si fatica di meno e si guadagna di più e la vittima sacrificale da immolare sull’altare di questo fine egoistico e personale è il calcio, ormai caduto nella confusione completa.

Nelle partite a cui assistiamo ora sembra di trovare arbitri costretti ad interpretazioni machiavelliche di regolamenti fumosi, strumentazioni tecnologicamente avanzate che per la maniera in cui vengono (o non vengono) utilizzare generano più dubbi che certezze.

Un caos totale che porta ad un clima di sospetti, accuse e  frustrazione nei calciatori ma, soprattutto nei tifosi.

Ed ecco la rissa in campo, quella negli autogrill, feriti, automezzi distrutti da sassate, bastonate e chi più ne ha più ne metta.

In campo l’aggressività è sempre in aumento, i giocatori non hanno molti punti di riferimento oltre all’allenatore devono rispondere gioco con fuoco, per non parlare degli atteggiamenti tra i giocatori in campo, gli allenatori e gli arbitri, con condotte che solo qualche decennio fa sarebbero state giudicate intollerabili!

Nel frattempo chi dovrebbe mantenere l’ordine pensa alla propria crescita politica, l’unica stella polare: le proprie esigenze.

Cari fratelli e sorelle Bianconeri, è questo il calcio che vogliamo?

Quello che ci ha fatto innamorare da piccoli?

Quello che ci faceva  spendere la paghetta settimanale per comprare le figurine?

Lo dico io: NO

All’inizio ho citato quella formazione della Juventus perché, innanzitutto,  si giocava per  Amore di questo sport, dell’odore dell’erba, dei lunghi tempi degli allenamenti, molto intensi ma necessari.

I Campioni di allora in proporzione non venivano pagati nemmeno come i giovani di oggi che appena salgono da una Under23 hanno prontissimi agenti che iniziano a discutere di contratti, denaro, bonus e quanto altro possibile per il proprio rappresentato.

Ed il mondo di questi ragazzi cambia, a volte senza che nemmeno ne siano pronti o quantomeno consapevoli.

La squadra che ho elencato prima doveva conquistarsi tutto in campo, con il gioco, con la passione per quel calcio di lottatori illuminato a volte da qualche perla tecnica. Oggi è esattamente l’opposto, tutto sembra dovuto solo perché sei arrivato “lì”.

Poi vedremo.

E come si alimenta il caos in un sistema? Abbattendone i punti di riferimento, minando ogni certezza, crepando i muri dei palazzi più importanti.

E non c’è dubbio che, amore o odio. Quel punto di riferimento in Italia si possa chiamare solo Juventus.

La squadra più vincente di sempre, quella con più titoli nel nostro paese, la squadra con più tifosi, dove hanno giocato alcuni tra i più forti giocatori al mondo.

Nonostante questo, o forse proprio per questo, viene costantemente massacrata, insultata, denigrata da personaggi che dovrebbero essere super partes ma che, grazie alla colpevole disattenzione di chi pensa alla politica, di chi sfoga un tifo represso da anni di sconfitte, dai giornalisti che “finalmente” (per loro) possono scrivere ciò che vogliono in maniera faziosa sguazzando in questo caos, fomentando odio e divisioni, fregandosene della verità che costantemente piegano pur di racimolare qualche pietoso click.

Sommate tutto e scoprirete la realtà del nostro calcio.

Come spesso diciamo: è giunto il momento di decidere se essere vittime di questo sistema, o essere artefici del cambiamento che vogliamo.
Se subire passivamente questo clima, abbassandoci al livello di chi vorrebbe a vomitare odio sui social come fanno gli altri, oppure unirci tutti insieme per un obiettivo più alto.

Fino alla fine… ma è solo l’inizio!

Fabrizio Baricchi

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