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I RACCONTI DELLA REGINA – UNA FIABA IN BIANCO E NERO

Introduzione

C’era una volta (perché le fiabe cominciano così, no?) una terra molto lontana, nella quale un’anziana Regina era amata e rispettata da tutto il suo popolo. Era un regno semplice ma elegante, dominato da colori limpidi e eterei come il Bianco e il Nero. E per una coincidenza il Bianco e il Nero erano anche i due principali saggi del Regno: il Bianco rappresentava i valori della purezza, della correttezza e della limpida educazione, mentre il Nero simboleggiava la potenza, l’autorevolezza, la signorilità e la giustizia.

In questo Regno vivevano gli Anziani, che avevano avuto la fortuna di vedere la Regina bambina, crescere, inciampare nell’adolescenza e poi evolvere verso una straordinaria maturità. Poi c’erano i Giovani, entusiasti, frenetici, a volte forse viziati dall’essere nati in un Regno così florido e lussureggiante, privi dell’esperienza di crescita e ignari delle complessità.

Come spesso accade, i regni limitrofi crescevano sì, ma non riuscivano a farlo con le stesse capacità e quindi con gli stessi risultati. Quasi in maniera inconsapevole, covavano sentimenti di impotenza e frustrazione. Perfino nelle fiabe, esiste la rivalità tra diversi personaggi, ma poi tutto finisce con sentimenti di pace e amore, dove il male viene sconfitto proprio dall’amore.

Tuttavia, i Loro, annebbiati dalla rabbia e caduti nel male più ostile, decisero di armare i loro eserciti, creando le truppe dei Viscidi, delle Malelingue e degli Strilloni affinché aiutassero, con mezzi e metodi scorretti, i vari eserciti dei diversi regni a sconfiggere, invadere e distruggere il Reame della Regina, l’unico che portava con sé i valori con cui era stato fondato e mai cambiati. Nessun altro regno vi riuscì nel corso del tempo, e il motivo è molto semplice: la Regina, nel corso del tempo, riuscì a farsi amare come nessun altro era mai riuscito a fare nel proprio regno. La Regina era amata in tutto il mondo conosciuto perché era stata coerente con i propri valori e li aveva trasmessi al Popolo. Ambedue li avevano mantenuti forti e solidi nonostante gli attacchi violenti e scorretti dagli altri Regni.

 

Parte 1

La Regina amava profondamente il suo Popolo ed era altrettanto ricambiata. Si trattava di una passione reciproca nata dal momento stesso in cui lei aveva fondato il Regno Bianconero. Nelle zone più esterne, più prossime agli altri regni, vi erano numerosi villaggi abitati dalle Aquile, un corpo specializzato nel controllo dei confini. Operavano sempre sotto copertura, indossando abiti simili a quelli degli abitanti locali e svolgendo le loro mansioni con la stessa dedizione.

Le attività di consegna dei prodotti coltivati alla capitale e agli altri paesi dell’intero regno erano organizzate ed eseguite dalle Aquile. In questo modo, la Regina e i Saggi erano costantemente aggiornati su ciò che accadeva nel regno. Spesso, infatti, altri regni cercavano di infiltrare agenti (chiamati Viscidi) per raccogliere informazioni, o diffondevano spie specializzate nel creare incertezze, chiamate Malelingue, per seminare discordia. La prevenzione era considerata una strategia migliore rispetto alla cura.

Gli altri regni si erano fatti più aggressivi, ma in maniera subdola, poiché non avevano la forza e il carisma del Regno Bianconero in quel Mondo. Le Aquile, viaggiando sotto copertura, avevano modo di sondare tutto il territorio; ognuna aveva la sua zona, e se la situazione era preoccupante, la destinazione veloce era il Castello. Molte volte accadeva che agli incroci delle singole zone alcune Aquile si trovassero in un villaggio, trovando il tempo di scambiarsi delle informazioni, fare una bevuta ed una mangiata nella locanda della zona. Una serata per rilassarsi era molto importante. Quella sera, il manipolo si fermò nelle camere della locanda occupandone alcune. Il tutto dopo una buona mangiata di arrosto di cinghiale con funghi e peperoni fritti come contorno, ammorbiditi dal buon vino rosso del territorio.

All’alba dovevano partire per conferire con il Consiglio del Regno su ciò che avevano visto durante le consegne dei carichi nei vari paesi. Le informazioni ricevute e ciò che avevano visto e sentito non erano nulla di buono. L’alba giunse velocemente e pochi loro erano riusciti a riposare. Quel manipolo di cavalieri della Regina, raccolte le sacche, si trovarono nella stalla, dai loro cavalli, e li trovarono sellati, spazzolati, ristorati, ferrati e pronti alla partenza. Tutto con grande cura. Avrebbero viaggiato per l’intera giornata e non dovevano farsi notare da eventuali Viscidi e Malelingue che erano entrati nel territorio portando agitazione in diversi villaggi e raccontando delle bugie assurde per infangare la Regina.

All’alba partirono anche gli Scudieri Superiori con i cavalli più veloci, che avevano il compito di portare gli inviti ad ogni Regno per un torneo tra i migliori Cavalieri. Questo confronto avrebbe sostituito la guerra senza confini che avrebbe coinvolto tutti, seminando disordine e distruzione. Nell’arco di 4 giorni, gli Scudieri Superiori consegnarono i messaggi e tutti i Regni diedero risposta positiva. La cosa strana accadde ad alcuni di questi emissari che consegnarono il messaggio ai Regni più grandi: la risposta fu positiva, ma ebbero la sensazione, maturata osservando i comportamenti di coloro che ricevettero l’invito, che tale notizia non fosse una cosa nuova, come se fossero già a conoscenza del contenuto della missiva.

Dall’altra parte, Le Aquile continuavano il viaggio verso il Castello senza alcun imprevisto; verso sera sarebbero arrivati ed avrebbero immediatamente incontrato il Consiglio del Reame.

 

Parte 2

Gli Scudieri Superiori fecero toccata e fuga nelle consegne per poter colloquiare con il Consiglio del Reame il più rapidamente possibile. Al termine del loro mandato di corte, presero la via più breve e conosciuta per il ritorno al Castello. L’urgenza del ritorno era molto importante perché il fatto che alcuni Regni erano a conoscenza del Torneo prima dell’invito significava solo una cosa: tradimento!

Stesso obiettivo avevano Le Aquile perché, durante i sopralluoghi di controllo dei paesi entro i 10 km dal confine, avevano visto dei personaggi strani, schivi e maldicenti. Questo significava solo una cosa: spie!

Quale era la realtà? Spie sul territorio o tradimento?

Conoscerla era fondamentale perché avrebbero dovuto impostare una strategia completamente diversa.

Il viaggio sarebbe stato lungo, e gli imprevisti altrettanti. Dovevano essere veloci, vigili e sempre pronti ad eventuali scontri armati. Chiarito l’essenziale e i possibili pericoli, il manipolo partì con la furia sotto gli zoccoli ferrati. Le Aquile, fidate ed invisibili, stavano tornando come un lampo dalla zona dei villaggi più esterni, dove la Fede verso la Regina era più in pericolo. Una debolezza con origini diverse, alcune dovute alla poca considerazione da parte del Consiglio del Regno, altre per via delle continue visite di questi loschi individui dei regni confinanti, molto astuti e bravi ad insinuare dubbi nella mente di persone già fragili nell’anima, vista la poca vita sociale.

Gli Scudieri Superiori, esattamente dalla parte opposta rispetto alle Aquile, si stavano riunendo lungo il percorso più veloce conosciuto per raggiungere il Castello.

Le Aquile e gli Scudieri Superiori,  corpi composti da uomini di assoluta fiducia, avevano questa assoluta priorità ed avevano nel cuore gli stessi obiettivi: il bene a qualsiasi costo per la loro Regina, la sua protezione e quella del Regno e del popolo che vi abitava. Le Aquile avevano un compito molto particolare, un lavoro sotto copertura per il controllo della stabilità del Regno, anche nei luoghi più sperduti e pericolosamente vicini al confine. Per poter vigilare e proteggere, lavoravano e vivevano con loro e tra di loro, ascoltando le loro necessità e le mancanze del Consiglio del Regno verso di loro. Per chi apparteneva a quel reggimento militare, le regole erano molto rigide: niente famiglia, niente vita civile, niente unioni temporanee di alcun genere. L’unico scopo della vita era la fede completa nella Regina, la preparazione militare continua e dei momenti di meditazione. Potevano solo partecipare a serate in compagnia con altri del proprio reggimento per condividere con chi condivideva lo stesso modo di vivere e le stesse scelte. Grandi e silenziosi lavoratori, ottimi osservatori ed ascoltatori. Militari speciali, di grande esperienza e preparati a tutto per la Regina. Nelle Aquile non c’erano uomini al di sotto dei 35 anni di età.

Il manipolo sembrava volare davvero, a qualche centimetro dal terreno, tanto erano veloci e belli da vedere, sia per il loro stile che per le divise che avevano sostituito gli abiti usati per camuffarsi. Stavano tornando cercando di evitare i villaggi per non farsi notare, poiché, per le varie popolazioni, quegli uomini erano considerati persone miti e silenziose nella quotidianità del villaggio. Era fondamentale, per il bene del Regno, che nessun abitante li riconoscesse, visto il loro ruolo molto delicato e pericoloso.

Dall’altra parte, gli Scudieri Superiori erano militari che stavano facendo un percorso di formazione per il Cavalierato d’Ordinanza. In quel folle percorso di ritorno al Castello, stavano mettendo in pratica tutto ciò che avevano imparato durante il percorso di formazione. Era fondamentale avere un colloquio con il “Concilio del Reame”, come i libri della storia antica definivano le riunioni tra i potenti del Regno con la Regina. Ma gli anni erano passati e certi termini dottrinali ed eleganti avevano lasciato il posto a denominazioni di uso comune e meno imponenti. Comunemente, ormai, veniva chiamato semplicemente “Il Consiglio” o “Il Consiglio del Regno”.

 

Parte 3

Entrambi i manipoli, in corsa verso il Castello, avevano alzato al vento le bandiere per ufficializzare che quel gruppo di uomini a cavallo faceva parte dell’esercito Reale, e eventuali intralci lungo la via dovevano essere rimossi immediatamente.

Le bandiere, finemente lavorate, presentavano un ceppo verniciato con un colore che sotto il sole rifletteva una luce quasi abbagliante. Alte circa 3 metri in totale, con la parte di sventolio e simbolismo di riconoscimento delle dimensioni di 1,5 x 2 metri, ogni Reggimento aveva in comune i colori bianco e nero a strisce, personalizzati con simbolismi unici sin dalla nascita.

La bandiera delle Aquile aveva uno sfondo completamente a strisce verticali bianche e nere alternate per l’intera dimensione della quadratura maggiore. Al centro c’era un rettangolo nero di 0.50 x 1 metro con una bordatura dorata di circa 3 cm. Al centro del rettangolo nero si trovava la testa di un’aquila reale vista lateralmente, riportante i colori bruno-marroni con macchie bianche e la punta del becco superiore ricurva verso il basso.

La bordatura più esterna aveva un’altezza comune a tutte le bandiere dell’esercito, pari a 10 cm, di colore oro. Su quella cornice c’era scritto “Visus, Auditus et Tactus Reginae Sumus” (Noi siamo la vista, l’udito e il tatto della Regina) nella parte superiore, e la stessa frase, capovolta, nel lato inferiore della cornice.

D’altra parte, gli Scudieri Superiori avevano una bandiera delle stesse dimensioni, ma di colore blu. Al centro, molto grande, c’era un grande scudo celtico, di forma rotonda, con i colori tipici del Regno. Suddiviso in due parti, in orizzontale, la metà superiore nera e quella inferiore bianca.

Nella parte nera c’erano delle strisce bianche ad uguale distanza l’una dall’altra, mentre nella parte inferiore bianca, le strisce erano nere, mantenendo la stessa distanza costante tra loro. Lo scudo era bordato di color oro per una larghezza di 3 cm. Quello esterno, sempre largo 10 cm, riportava la scritta che recitava “Juvenes in Paxio, Juvenes in Victoria” (Giovane nella pace, Giovane nella vittoria).

I due schieramenti erano sempre in viaggio, lanciando i cavalli il più velocemente possibile. Ogni manipolo stava attraversando paesaggi completamente diversi tra loro, e diverse erano le difficoltà. Continuarono il viaggio per circa altre 3 ore. Le Aquile attraversarono boschi, foreste e paesaggi verdi, molto ventosi e faticosi per i cavalli già spossati dalle lunghe ore di cavalcata. L’ultimo tratto iniziò con un giro nel bosco di montagna, seguendo un percorso che si arrampicava fino in cima, dalla quale si poteva vedere la città e il Castello.

Simultaneamente, gli Scudieri stavano tornando a velocità sostenuta sotto il caldo del paesaggio brullo, pieno di insidie per le caviglie dei loro forti cavalli. Il terreno iniziò a salire sempre di più ed era il segnale che, in cima, avrebbero visto la città e il Castello. Salirono per una mezz’oretta e si trovarono davanti ai loro occhi la destinazione. Le Aquile e gli Scudieri, dopo molte ore di incredibile viaggio, videro la sagoma potente e penetrante verso il cielo della Torre Regia e ne rimasero, come sempre, affascinati e conquistati.

La parola d’ordine delle Aquile era “VOLARE UT REVELES” (Volare per rivelare). Per gli Scudieri, era “INVENIRE ET DONARE” (Trova e Dona).

 

Parte 4

Dei quattro guardiani per ogni torre situate ad ogni punto cardinale, due della torre est e due della torre ovest, andarono ad avvisare la Regina che, dalle loro postazioni, si vedevano delle luci che sembravano fiaccole. A quella notizia, la Regina si emozionò tanto che gli occhi le stavano brillando dalla gioia. Uscì dalla stanza reale e si diresse verso il grande piazzale dal quale poteva vedere in ogni direzione. Nel vedere quei suoi preziosi Cavalieri della Fede Regale Bianconera del reggimento Aquile, il cuore le batté ancora più forte dall’emozione. Si voltò dalla parte opposta e vide gli altri fuochi. Erano gli Scudieri Superiori, giovani forti ed amanti della Regina al punto di donare la vita se fosse stato necessario. Erano i giovani aspiranti Cavalieri d’Ordinanza del Regno, i più forti e preparati addetti alla guardia della Regina quando questa usciva dalle mura. Il panorama era bellissimo, ma era ben consapevole che il pericolo poteva essere ovunque perché i Loro trascorrevano le giornate a studiare come abbattere e distruggere tanta bellezza e tanto amore verso la Regina da parte degli abitanti di tutto il Reame.

La Regina convocò i due saggi. Il Nero doveva recarsi nel campo provvisorio del manipolo delle Aquile per ascoltare le notizie che portavano. Il Bianco, con intenti simili, doveva dirigersi al campo degli Scudieri Superiori. Chiamati i Cavalieri d’Ordinanza, quattro accompagnarono il Nero e quattro il Bianco. Il viaggio non fu breve, poiché i saggi non erano preparati e non avevano più la forza per cavalcare quei veloci destrieri. Ci vollero circa un’ora per raggiungere i due campi. Dalle Aquile, il comandante del manipolo accolse il Nero e si diressero nella sua tenda.<<Finalmente a casa. Il lavoro sotto copertura è stimolante e molto delicato, siamo lieti della fiducia della Regina. È un onore anche avere voi, il Saggio Nero, nella mia tenda>> disse offrendo una bevanda bionda con la schiuma bianca sopra.
Nei remoti villaggi, la popolazione conosceva la bevanda con il nome di Arrib, un nettare amato e diffuso in tutto il regno. Il Nero accettò cortesemente l’offerta, e i due fecero un rapido e formale brindisi. Dopo aver deglutito due sorsi, il saggio pose la coppa delicatamente sul tavolino di fronte a loro e si schiarì la voce.
“Ormai da due anni questo manipolo opera nella zona di frontiera per raccogliere informazioni cruciali. Mi chiedo, cosa vi ha spinti a ritornare tutti così precipitosamente al Castello?”

Nel frattempo, sull’altro fronte, Il Bianco discese dal suo cavallo e fu calorosamente accolto da quattro Scudieri Superiori, i più anziani ed esperti del gruppo.

“Ragazzi, grazie per la vostra calorosa accoglienza. Immagino siate stanchi dopo tanta distanza percorsa. Non intendo rubarvi ulteriore tempo di riposo, quindi vi prego di raccontarmi chiaramente e precisamente cosa è accaduto. Forza!”

I quattro Scudieri dell’accoglienza rimasero sorpresi dalla decisione del saggio di Corte, che raramente si allontanava dalle mura.

“Chi di voi è il più anziano?” chiese il Bianco, incalzandoli. I quattro scambiarono sguardi straniti, e uno di loro si fece avanti.

“Sono io.”

“Bene, allora cosa è successo di così grave?”

“Sarò breve perché sento nell’anima e vedo nei suoi occhi molta impazienza. Gli Scudieri Superiori che hanno consegnato l’invito al torneo hanno capito che i rappresentanti dei regni confinanti a est e a sud erano già a conoscenza di questo evento. Sono talmente sicuri che hanno prestato giuramento solenne dinanzi al Consiglio degli Anziani e al Consiglio del Reame. La nostra modesta considerazione è che ci siano una o più spie dentro le mura.”
Il Bianco scrutò il suo interlocutore per alcuni istanti, dopodiché con una mossa fulminea rimontò a cavallo e si diresse verso il Castello con un passo veloce. I quattro Scudieri rimasero immobili, osservandolo mentre si allontanava insieme alle sue guardie, finché scomparve dalla loro vista.

“Ma cosa sta accadendo? Perché questa indifferenza verso il manipolo? Nemmeno un grazie, o almeno un ‘avete fatto un buon lavoro!’?” disse il più anziano con una nota di amarezza.

“Andiamo a riposare un po’ in attesa che aprano il cancello per farci entrare. Manderanno un messaggero come da procedura,” suggerì, e tutti si diressero verso le loro tende.

Nel viaggio di ritorno, Il Bianco era profondamente preoccupato: chiunque potrebbe essere coinvolto in questa situazione, e chissà da quanto tempo.

Parte 5

” Mi ripeto, è un onore avere un saggio reale nella mia tenda, anche se, purtroppo, per motivi molto preoccupanti. Noi ci siamo infiltrati nella vita e nel lavoro dei popolani più distanti dal Castello, in villaggi molto vicini ai confini. Sono zone che la Regina ha abbandonato, nonostante ci sia ancora un forte senso di appartenenza al Regno Bianconero. Il problema è che questa Fede sta diventando sempre più debole perché gli infiltrati, con i Viscidi, gli Strilloni e le Malelingue, trovano terreno fertile.

Con i nostri occhi abbiamo visto degli Strilloni farsi costruire un palco in centro a diversi villaggi e sparlare della Regina con una voce che sembrava venisse dall’inferno, talmente era forte e la cadenza decisa. In mezzo agli ascoltatori, le Malelingue aizzavano il popolo contro il Castello, convincendo la gente che le parole dette sul palco erano sacrosante verità. Contemporaneamente, urlavano tutta la loro fiducia verso lo Strillone di turno.

Oltre a tutto questo, i Viscidi agiscono in maniera subdola. Alcuni di loro sono riusciti a conquistarsi la fiducia di alcuni villaggi, tanto che sono stati incaricati di trasportare il carico in città e riscuotere quanto stabilito dai tabellari. Questi individui sono stati pagati il giusto, ma al ritorno hanno consegnato meno denaro e hanno diffuso la falsa notizia che la Regina ha cambiato i tabellari, abbassando i prezzi per pagare di più le persone di corte. Ed ecco lo Strillone di turno che inizia nuovamente a mettere il popolo contro il Reame Bianconero, e le Malelingue a diffondere bugie su fatti e parole che la Regina avrebbe fatto e detto a svantaggio dei villaggi a confine.

Sappiamo tutti che quelle sono le terre più produttive e di migliore qualità, e l’intento di questi personaggi è quello di creare una ribellione popolare per mettere in grande difficoltà l’economia di questo Regno. Questo è quanto, e questo è l’obiettivo da raggiungere prima del Torneo, forse per limitare il numero dei nostri cavalieri disponibili “.

Il Nero aveva lo sguardo rivolto a terra, si rese conto che il problema era molto serio e non sapeva ancora come affrontarlo. Doveva riunire immediatamente il “Consiglio Bianconero,” composto dalla Regina, i due Saggi e gli Anziani nominati dal Popolo. Una riunione così importante era stata convocata per gravi crisi, solo altre due volte in tutta la storia del Regno.

E come se non bastasse, i giorni che mancavano al torneo erano sempre meno…

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