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Heysel, verità scomoda e volutamente ignorata

di Marco Edoardo SANFELICI

Che cosa ci fanno gli squadroni dell’Ipsich Town, in mezzo agli hooligans di rosso vestiti, nella fetta di curva dedicata agli inglesi che arrivano di là dalla Manica? E quelli dell’Everton, da sempre acerrimi nemici dei Reds? Un’alleanza così ampia e strana non promette nulla di buono, soprattutto per i disarmati tifosi che si accaparrano gli ultimi biglietti, ritornati nel circuito internazionale, perché non del tutto esauriti in Inghilterra e sistemati alla bene veglio nel settore Z.
Quanti di loro esultano per l’insperata fortuna per avere in tasca un biglietto caduto dal cielo, così come Giovanni Casula, pieno di orgoglio, fiero per avere portato il piccolo figlio Andrea, di 11 anni, all’appuntamento con Platini e compagni, incontro al destino, terribile e beffardo.
Le bestie inglesi corrono incontro agli italiani, disarmati, completamente inermi, nella curva Z per tifare Juve e trascorrere una serata di calcio, nulla di più. Caricano i “reds” perché è giunto il momento per attaccare quei mascalzoni che un anno prima li hanno ricoperti di cariche e botte, botte senza pietà, da parte di ultras romanisti prima di entrare all’Olimpico. Non interessano i colori, non interessa la provenienza, sono tutti italiani, dunque oggetto di vendetta. Dove erano le Autorità, Prefetto, Questore, Organizzatori prima della finale finita ai rigori, la sera di Grobbelaar che trema per finta di fronte a Graziani e Bruno Conti? Un anno prima a Roma, gli Hooligans vittoriosi mentre si leccano le ferite, gliela giurano agli italiani, legandosela al dito.
Mentre si consuma una tragedia senza precedenti, la carica selvaggia ha luogo, fino a far pagare la vendetta a chi tocca. Gli “animali” si scagliano contro gente inerme, donne, bambini, tutto meno che tifoseria organizzata. Come affondare la spedizione “punitiva” nel burro, senza trovare resistenza, da vigliacchi.
E’ la mattanza di 39 povere vittime di cui 32 italiane, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese; uniti a godere una finale, il top dell’epoca, occasione unica e ahimè irripetibile. Forse pochi sanno che 3 vittime italiane sono tifosi interisti, presenti all’Heysel in qualità di compagni di amici bianconeri, per un’avventura da condividere.
La sera del sacrificio di Roberto Lorentini, giovane medico di Arezzo. A salvezza conquistata sulla pista di atletica, rischiando manganellate dei poliziotti a cavallo, si accorge che un padre tenta di soccorrere il figlio, ancora Andrea Casula, il bambino e corre ad aiutarli. Una seconda carica inglese li sommerge senza scampo e muiono tutti e 3, caduti inermi privi di possibile difesa.
Il padre Otello, per onorare la sorte del figlio medico, arriva a portare in tribunale la U.E.F.A. ottenendo un risarcimento milionario e costringendo l’Organizzazione a farsi carico della responsabilità degli eventi. Sui biglietti di Bruxelles è stampato: “la U.E.F.A. declina ogni responsabilità per eventuali indesiderate conseguenze”. Quindi si omologa uno stadio fatiscente, dal cemento scrostato e dai gradini che si frantumano.
A distanza di 39 anni, 39 come il numero dei caduti, nessuno ha mostrato il coraggio di definire che la mattanza in Belgio altro non è che una manifestazione di odio contro gente italiana. Non è questione che riguarda la Juventus e fino a quando non si avrà il coraggio di perseguire la verità, i caduti non avranno la giusta pace; se non si scoperchierà la logica perversa, sarà sempre una pagina incompleta, lontana dalla comprensione di un’azione assassina e di affermazione identitaria, dal sapore amaro e vergognoso, fino al punto di perseguire l’eliminazione degli Hooligans. Se ne accorgono in Patria, con Margareth Thatcher in testa, ma in Italia si usa lo zerbino per cacciarci sotto la polvere fastidiosa.
Anche in questo 29 maggio del 2024, si commemoreranno le vittime, si piangeranno i caduti, ci riuniremo nella memoria, tutto molto diveroso. Ma fino a quando non si potrà far diventare conoscenza comune l’oltraggio di un giorno di offesa nazionale, avremo perso l’ennesima occasione per gridare al mondo la verità.
La trentanovesima occasione disattesa, messa da parte, con la compiacenza di chi relega all’ambiente juventino, ciò che riguarda l’intera comunità italiana.
Poichè la Toscana, il Veneto, l’Emilia, l’Umbria, la Sardegna pagano il più alto prezzo in fatto di sangue profondamente italiano.
Onore a chi lotta e combatte per la verità e, non si sa quando e come, per giungere finalmente al riconoscimento dell’unica verità, anche se scomoda ed amara.

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