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Giornalisti e scoop illegali: una vergogna per la professione

Il dialogo costruttivo che stiamo creando

Un’inchiesta della Procura di Perugia ha scoperchiato un vaso di Pandora: l’ex maresciallo della Guardia di Finanza Pasquale Striano è accusato di aver effettuato oltre 800 accessi abusivi a banche dati riservate, tra cui quelle della Polizia e della Guardia di Finanza. Tra i nomi spiati illegalmente compaiono politici, imprenditori, personaggi dello spettacolo e, non a caso, dirigenti, tecnici e calciatori della Juventus.

Ancora più grave è il fatto che i risultati di queste intrusioni illegali venivano poi passati a giornalisti, in particolare a quelli del quotidiano “Il Domani”: Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia. Non solo: per giustificare queste attività illecite, venivano creati ad hoc dei “Dossier pre-investigativi”, che però non sfociavano mai in alcuna attività ufficiale.

La domanda che sorge spontanea è: perché? Ma soprattutto: a chi interessava? Chi c’è dietro a tutto questo? Per quale motivo un ufficiale della Guardia di Finanza si prestava a fare da talpa per alcuni giornalisti, violando la legge e il suo stesso codice deontologico? C’è forse un compenso in denaro dietro questa vergogna? Oppure si tratta di un favoreggiamento ad personam, di un patto di scambio tra informazioni riservate e scoop giornalistici?

Le indagini sono in corso e dovranno chiarire i contorni di questa vicenda, ma una cosa è certa: la gravità dei fatti contestati è innegabile. Se le accuse dovessero essere confermate e dovesse emergere un passaggio di denaro, al momento ancora non emerso, ci troveremmo di fronte a un caso di corruzione e di abuso di potere senza precedenti.

Ma la responsabilità non ricade solo su Striano: i giornalisti che hanno ricevuto e pubblicato queste informazioni riservate hanno commesso un atto di gravissima scorrettezza professionale. Hanno violato il diritto alla privacy dei cittadini, hanno alimentato un clima di morbosa curiosità e di voyeurismo, e hanno contribuito a diffondere una cultura del sospetto e della delazione.

Non si tratta di un semplice caso di “spionaggio”: è un attacco alla democrazia e al diritto di informazione. Il giornalismo non può essere basato su illeciti e su favoritismi. Il giornalismo deve essere libero, indipendente e soprattutto rispettoso delle leggi e dei diritti di tutti.

La Procura di Perugia faccia chiarezza su questa vicenda: i responsabili di queste gravissime scorrettezze devono essere puniti severamente. E la categoria dei giornalisti si impegni a ripulire il proprio nome da questa vergogna, riaffermando i principi di etica e professionalità che sono alla base della sua stessa esistenza.

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A cura della Fondazione Jdentità Bianconera, l’organo istituzionale che difende e tutela i tifosi della Juventus.

La Fondazione ha come scopo quello di creare un ambiente di tifo pulito e rappresentare i tifosi della Juventus in ogni ambito. 

Siamo tifosi di Calcio, amiamo il divertimento, la passione e la correttezza. Siamo nati per difendere i tifosi e la Juventus quando la stampa li attacca. Non accettiamo più questo clima di odio sportivo e di violenza.

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