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Falso in bilancio: la diversa narrazione tra Juventus e Napoli

Eppure ci hanno abituati a credere che la Juventus sia forte da sempre nella stanza dei bottoni, che sia rappresentata ai massimi vertici politici, federali, arbitrali e trainata da una stampa “tutta a favore”. Più passa il tempo e più è abbastanza chiaro, per chi vuole vedere la realtà, che si tratta di ridicole leggende metropolitane. Abbiamo ancora tutti negli occhi il trattamento ricevuto dalla Juventus per il caso “Last Banner” e per la vicenda del “falso in bilancio”. Nella prima vicenda la mano della DIGOS è stata immediata e netta, agendo immediatamente (e correttamente) su chi lucrava illecitamente, ma punendo oltremodo tutto il tifo bianconero, senza una via di mezzo. Quella DIGOS che permetteva a tifoserie ospiti di presentarsi all’Allianz con qualsiasi cosa (bengala, fuochi, striscioni e bandiere) e che impediva alla Juventus di far introdurre anche il minimo materiale da tifo. Già, perché se è vero che formalmente era la Juventus a stabilire i divieti, è altrettanto lampante che il club bianconero rispondeva a delle severe direttive della DIGOS con l’inevitabile conseguenza di creare distanza tra tifosi, società e squadra. Di fatto la Juventus ha perso la voce a casa sua per tre anni. Dopo anni di distanza, la DIGOS apre gli occhi anche sulla curva dell’Inter (e non solo) ritenuta colpevole di ogni genere di nefandezze. Si sta indagando, dicono, ma non su dirigenti, e, aggiungiamo noi, senza i riflettori della stampa ad alimentare le narrazioni popolari.

A proposito di narrazioni popolari, il capolavoro è stata l’inchiesta Prisma e il “falso in bilancio” di cui è stata accusata la Juventus e per cui la squadra ha pagato e ancora, in qualche modo, sta pagando. Un’inchiesta che doveva essere portata avanti da Roma e che invece venne messa illecitamente in piedi dalla Procura di Torino ritenuta, poi, non competente ad operare. Inchiesta che ha vissuto di continue violazioni di segreto istruttorio, con veline passate sistematicamente ai giornali e mezze verità non ancora giudicate fatte passare come una realtà da mandare in pasto al tribunale popolare. Un processo d’accusa durato un anno, con giudizi affrettati, colpe neanche certificate ma fatte passare per certe e un’opinione pubblica con i forconi in mano a chiedere la testa di tutta la Continassa. Ad un anno di distanza si scopre che le indagini sul caso Osimhen hanno portato alla certificazione, da parte della Procura di Roma, di un falso in bilancio da parte di Aurelio De Laurentiis e del suo Napoli. Tutto taciuto e messo sotto coperta l’anno scorso, mentre il club partenopeo si accingeva a vincere il terzo scudetto della propria storia spinto proprio dai gol del pomo della discordia: Victor Osimhen, acquistato con soldi più la vendita di tre ragazzi mai visti al Lille né su campi diversi da quelli di periferia. E ora che finalmente la storia esce allo scoperto ci si domanda: come mai nel caso del Napoli tutti i segreti istruttori sono rimasti sottaciuti e protetti? Come mai si è agito in maniera diversa che con la Juventus? Eccola la narrazione, come nasce, come si sviluppa e come esce allo scoperto.

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