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Calcio: da sport a scontro sociale, la stampa sportiva complice


Il calcio, un tempo simbolo di unione e passione, si è trasformato in un campo di battaglia virtuale e reale.
Stadi che vibrano di cori offensivi, social media incendiati da insulti e minacce, tifosi divisi in fazioni nemiche: uno scenario desolante che ha ben poco a che fare con i valori originari dello sport.

E in questa deriva, la stampa sportiva ha un ruolo tutt’altro che marginale. Anzi, spesso si configura come complice attiva, alimentando la spirale di odio e frammentazione con una narrazione distorta e sensazionalistica.

Primo fra tutti, il calciomercato. Un carrozzone di cifre folli, trattative segrete e giocatori dipinti come figurine da collezione. La stampa sportiva ne amplifica la portata, trasformando ogni sessione di calciomercato in un reality show dove l’agonismo sportivo passa in secondo piano.

L’ossessione per la vittoria. La stampa sportiva alimenta un clima di perenne tensione, creando un’ossessione malsana per il risultato.Ogni partita diventa una questione di vita o di morte, con tifoserie avversarie dipinte come nemici da sconfiggere a tutti i costi.

I talk show e le tribune. Spesso trasformati in arene di scontro verbale, dove opinionisti urlano e si insultano a vicenda, alimentando la divisione tra tifosi e creando un clima di fazionismo esasperato.

Il giornalismo sportivo dovrebbe essere un ponte tra le diverse tifoserie, un narratore capace di cogliere l’essenza dello sport e trasmetterne i valori. Invece, troppo spesso si limita a cavalcare l’onda dell’odio e della divisione, alimentando una deriva che rischia di travolgere il calcio stesso.

Eppure, esempi virtuosi esistono. Giornalisti che raccontano storie di sport e di vita, che mettono in luce i valori positivi del calcio e che si battono contro la discriminazione e la violenza.

Serve un cambio di rotta. La stampa sportiva ha la responsabilità di riappropriarsi del suo ruolo, diventando un veicolo di inclusione e fratellanza.

Ecco alcuni punti chiave per un giornalismo sportivo più responsabile:

  • Dare spazio alle storie positive. Promuovere storie di atleti che si impegnano per il sociale, di tifosi che si uniscono per cause benefiche, di progetti che utilizzano il calcio come strumento di integrazione.
  • Concentrarsi sul gioco e non sul gossip. Raccontare le partite con competenza e passione, senza alimentare inutili polemiche o illazioni.
  • Sfidare le barriere e i pregiudizi. Promuovere la diversità e l’inclusione nel mondo del calcio, combattendo contro ogni forma di discriminazione.
  • Dare voce ai tifosi. Offrire uno spazio di dialogo costruttivo tra le diverse tifoserie, favorendo il rispetto reciproco e la comprensione.

Il calcio può tornare ad essere uno sport che unisce le persone, unisce le comunità, educa al rispetto e alla tolleranza. La stampa sportiva ha il dovere di contribuire a questo cambiamento, assumendosi la responsabilità di un giornalismo più sano e responsabile.

Solo cosi il calcio potrà tornare ad essere davvero uno sport per tutti.

Perché lo sport non è solo un gioco. È cultura, è educazione, è vita.

E la stampa sportiva ha il dovere di raccontarlo nella sua bellezza e complessità, senza snaturarne l’essenza.

In fondo, il calcio è solo un gioco. Ma la vita è troppo seria per non prenderla sul serio.

 

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Hai letto: “Gli striscioni di Inter Juventus”
A cura della Fondazione Jdentità Bianconera, l’organo istituzionale che difende e tutela i tifosi della Juventus.

La Fondazione ha come scopo quello di creare un ambiente di tifo pulito e rappresentare i tifosi della Juventus in ogni ambito. 

Siamo tifosi di Calcio, amiamo il divertimento, la passione e la correttezza. Siamo nati per difendere i tifosi e la Juventus quando la stampa li attacca. Non accettiamo più questo clima di odio sportivo e di violenza.

 

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