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Amore per lo sport: da insegnare ai bambini

Le cartoline nere figlie di un’educazione sportiva che non esiste
“Juve m***a”. Il fotogramma del lunedì del posticipo di Serie A tra Fiorentina e Monza è quello di una bimba, di gigliato vestita, che, in diretta televisiva, proclama la sua antijuventinità. Viso angelico, parole stucchevoli: l’antitesi fra immagini e parole è forte come uno schiaffo sul viso. Uno schiaffo sul volto dei tifosi e appassionati bianconeri, ma più in generale sul calcio e il “ruolo” del tifoso. Lo sport, e la vita, vanno presi, con la giusta ironia, ma quelle parole, in bocca a una giovanissima, non sono minimamente accomunabili a un semplice sfottò. Sono figlie di una “non cultura”, di un’etica sportiva che in Italia, purtroppo, non esiste. Spesso si ha la sensazione che il calcio tricolore si divida tra juventini e antijuventini, con gli appassionati di altre società più avvezzi a criticare la Vecchia Signora che a supportare il proprio Club del cuore.
La piccola sarà ora messa alla gogna mediatica per colpe di altri, e solo in minima parte sue. Senza cultura non si va lontano: bisognerebbe mostrare a questa giovane cosa significa amare lo sport e la propria squadra, quanto poco senso abbia sviscerare odio verso colori diversi da quelli che si amano. Dovrebbe osservare tragedie come quella dell’Heysel, dove tante anime, giunte per supportare una squadra di calcio, hanno perso la vita in una serata che doveva essere unicamente di sport. Le parole della giovane tifosa sono strettamente legate al gesto dell’aereo mostrato alle telecamere dal supporter dell’Hellas Verona durante la gara con il Torino. Il ricordo di Superga, della tragedia del Grande Torino, è una ferita aperta per tutto lo sport, che ha perso uomini e atleti epocali, che esula dai colori del tifo. Osservi quelle immagini e capisci quanta strada ci sia ancora da percorrere per arrivare a essere persone, prima ancora che tifosi, vere. Ma, si sa, per creare una identità sportiva, serve tempo ed educazione. Se i genitori, gli adulti, sono i primi a dare il cattivo esempio, il rischio che i figli li emulino è decisamente alto. E dovremo ancora una volta consegnare al mondo un’immagine deprecabile del nostro sport. Una cartolina nera, di cui faremmo volentieri a meno.

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