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Le vostre voci bianconere – Marcello

Il futuro di Vlahovic

Come sapete, per noi della Fondazione Jdentità Bianconera la voce più importante è sempre quella dei tifosi.
Essere tifosi bianconeri è qualcosa di talmente speciale, di talmente profondo e personale, che esistono tante emozioni, tante sfumature quanti sono i tifosi della Juventus nel Mondo!
Abbiamo chiesto a Marcello, uno dei primissimi partecipanti alla nostra Fondazione “Che cosa significa per te essere tifoso della Juventus? Cos’è per te l’JDENTITÀ’?”
Quella che segue è la sua risposta: emozione allo stato puro.

Essere juventino significa essere innamorati della donna più’ bella del mondo, della più’ sensuale, della più’ intelligente.
Cara Juventus, ricordo di averti vista la prima volta attraverso un libro, la copertina era in tessuto a strisce bianche e nere e sopra una scritta rossa “Juventus 70”. Le foto in bianco e nero di uomini che giocavano in cravatta -che strani che erano!- mio padre diceva che la camicia era rosa e la cravatta nera, ma dalle foto non si capiva. Mi raccontava che aveva cominciato ad amarti per far dispetto ai fiorentini, gli dicevano “te tu vieni dalla Bassa a levarci i lavoro”.

Mi raccontò che una volta John Charles fece un colpo di testa che le gradinate del Franchi tremarono… E poi Sivori, quante storie: mi ero già’ infatuato!
A dire il vero ti presentò prima mio fratello, gli disse di amarti incondizionatamente e di non essere geloso perché eri di tutti e tutti potevano amarti. Allora mi feci avanti pure io, ti dissi: “finché morte non ci separi!”

Ero timido e mi batteva il cuore tutte le volte che ti vedevo, ricordo che una sera eri a cena con un Inglese, Aston Villa si faceva chiamare, che serata… Mi vengono ancora i brividi. La sicurezza, la forza, l’eleganza, quella sera c’era tutto, eri bellissima, tutto il mondo si innamorò di te ma tu eri mia! Eri nostra! Quella perfezione metteva quasi soggezione, un amore platonico direi fino a quando non vidi le tue fragilità, le tue debolezze; ad Atene capii che eri umana anche tu e allora cominciai a vederti con occhi diversi, ero alla tua altezza, dovevo difenderti, avevi bisogno di me. Vennero anni di sconfitte e depressioni, anni in cui acquistavi gioielli meravigliosi ma che non stavano bene con il vestito che indossavi, ma poco importava.

Venni al Comunale alla tua ultima uscita con la Fiorentina, a quindici anni con il fratellone a vederti dal vivo per la prima volta! I colori erano diversi, quasi irreali, le strisce bianconere avevano tra loro un confine netto, pulito, come le linee di Mondrian. Quella sera tornasti radiosa e godemmo insieme, fu una piccola parentesi dei nove lunghissimi anni di malinconia che vivemmo insieme.

Arrivò “il Marcello”. Sì, il tuo nuovo uomo si chiamava come me e ti giuro non ne fui geloso.

Ti cambiò profondamente, diventasti meno elegante ma molto più sicura di te e la malinconia fece spazio alla fierezza: quell’orgoglio e quella sicurezza persa negli anni tornarono a brillare sul tuo volto! Momenti indimenticabili, anni bellissimi, irripetibili. Ma a volte la vita sa colpire davvero duro: tuo padre ti lasciò nel 2003, potrei scrivere fiumi di parole sull’’ammirazione che tutti noi provavamo per lui, ma tu questo già lo sai. Non sapevi che subito dopo sarebbe morto anche tuo zio e che gli sciacalli ti sarebbero saltati sul collo.

Perdonami! Non sono riuscito a difenderti, ero troppo debole e troppo solo per farlo. Tutti noi che diciamo di amarti non abbiamo avuto il coraggio di farlo, intendo con fermezza e con forza, ma ormai è andata così. Tu, come sempre ci hai perdonati, ti sei guardata dentro e sei rinata, più bella di prima, più bella che mai, da togliere il fiato! Quello che è successo nell’ultimo anno non mi sfiora minimamente, adesso ho le spalle larghe, so difenderti, so proteggerti e gli sciacalli mi stanno alla larga, hanno paura. Questa forza la devo a te, al tuo stile, alla tua determinazione, al fatto che non ti arrendi mai e che come la Fenice rinasci sempre dalle ceneri.

Nessuno può capire cosa significa amarti perché gli altri si sono persi in amori futili con donne di facili costumi. Tu non sei facile da conquistare, non ti concedi a chiunque, sei solo per persone speciali e vorrei dire a quelli che si vantano di amarti di guardarsi dentro e farsi un esame di coscienza.

Siete sicuri di sapere cosa significa amare la Juventus? É facile mettersi con chi ha successo, ha denaro, ma se tutto questo viene a mancare? Che fate, criticate? Andate via? Nella salute e nella malattia, questo vale per tutti quelli che si amano e se non siete disposti a questo, per favore fatevi da parte! Alla nostra Signora l’amore non mancherà di certo, il vostro era solo un sentimento di comodo.

“Amori al limite della pazzia quelli che trovi e che non lasci più” cantava Toto Cutugno

Fedeltà’, Rispetto, Onore, ma soprattutto Amore

Tuo affezionatissimo Marcello

 

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